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martedì 15 agosto 2017

Due domande ai giuristi

Ci siamo occupati altrove della piddinitas juridica: quello strano atteggiamento di certi nostri colleghi di altro settore, in virtù del quale essi "sanno di sapere" tante verità economiche, senza aver mai in realtà acquisito la grammatica e la sintassi dell'economia (e questo non sarebbe un difetto), e senza essersi mai posti una domanda sulle fonti da cui traggono cotanta sicumera (e questo è un difetto, perché, quando gratti un po' la superficie, vedi che la loro fonte delle fonti è sempre il dottor Giannino).

Che sia un economista a non interrogarsi sui conflitti di interesse dei vari attori economici e sociali mi sembra già grave: ma che non lo faccia un giurista mi sembra gravissimo! Ripetere a vanvera le note leggende metropolitane sui risparmi spazzati via, sui salari che verrebbero decurtati, sulla svalutazione i cui benefici verrebbero annichiliti dall'inflazione, e via dicendo, espone al rischio di fare una figura barbina se qualcuno tira fuori un dato, o semplicemente chiede al concionatore di turno di definire i concetti che sta usando (io non devo sapere cos'è un termine ordinatorio, e quindi non ne parlo, mentre chi parla di inflazione dovrebbe sapere cos'è, e non confonderla con la svalutazione). Per sottrarsi a questo rischio, basterebbe semplicemente che prima di concionare, il concionatore si ponesse un domanda semplice semplice: "Questa storia che la svalutazione deprime i salari me la ripetono i quotidiani e le riviste scientifiche di Confindustria. Ma Confindustria è l'associazione degli industriali, quella che ha strenuamente lottato coi nostri sindacati appunto per abbassare i salari. Quest'ultima cosa non è strana: caeteris paribus, dato un certo fatturato, meno ne va in salari, più ne va in profitti, e gli industriali non sono salariati, anche quando non sono - come spesso i nostri - profittatori. Ma allora, perché mi si preoccupano tanto per un evento - l'uscita dall'euro, o in generale la svalutazione - che alla fine permetterebbe loro di ottenere quello che hanno sempre desiderato? Più precisamente, perché si preoccupano dell'interesse altrui, anziché del proprio? Non è strano? Non sarà che forse io sono un fesso?".

La risposta è ovviamente dentro il concionatore, ed è sbagliata (no), perché quella giusta (sì) è troppo dolorosa...

Ci pensavo oggi nello stilare un parere sull'articolo di un giurista bravo, che mi ha chiesto di analizzare la parte "economica" del suo lavoro. Si sta formando, anche in questa professione, una maggioranza silenziosa di patrioti che hanno capito come stanno le cose, e che se non ci svegliamo in tempo poi non ce ne sarà per nessuno. Io, che per natura sono curioso, se posso aiuto, sempre nel rispetto delle competenze altrui. Il lavoro è ben fatto, ovviamente ho suggerito di non citarmi per evitare problemi, e leggendolo mi sono venute in mente due domande che, in tutta umiltà, e scusandomi per l'imprecisione terminologica che mi deriva dal non essere un professionista della materia, vorrei porre ai giuristi tutti in ascolto.

Domanda numero uno: perché mai noi dovremmo fare un feticcio delle regole europee, e più in generale accettare il primato del diritto comunitario, quando la Corte Costituzionale Tedesca, con la sentenza di Lisbona, ha ampiamente chiarito di battersene la ciolla subordinare il rispetto dei trattati alla difesa dei diritti costituzionalmente garantiti in Germania, fra i quali quello al risparmio?

Insomma: se volessimo far evolvere l'UE in senso solidaristico, la Germania, via Corte di Karlsruhe, si metterebbe di traverso argomentando che così le cicale del Sud scialacquerebbero i risparmi degli scarafaggi delle formiche del Nord, ma quando poi c'è da tutelare il risparmio degli italiani allora non si possono salvare le quattro banche (lasciando che i pensionati penzolino), perché altrimenti sarebbe aiuto di Stato con violazione della concorrenza (che evidentemente non c'è se i porci cari amici tedeschi salvano le loro cesse di efficienti compagnie aeree). Me lo spiegate questo paradosso, cari giuristi? Non vi sembra che ci sia una certa asimmetria?

Domanda numero due, rivolta soprattutto a quelli bravi, a quelli buoni, a quelli dai cognomi esotici che si sono schierati contro il Renzi brutto che voleva riformare la Costituzione più bella del mondo: cari amici, forse non ve ne siete accorti, ma la Costituzione è stata riformata in modo plateale e cruciale aggiungendo un quarto potere costituito, il potere monetario, quando la Banca d'Italia si è costituita in autorità indipendente dall'esecutivo con il cosiddetto divorzio. Non sono io a dare questa interpretazione in senso costituzionale: è l'autore della riforma, Beniamino Andreatta, quando parla di potere esecutivo, legislativo e monetario, posti sullo stesso rango, anche se la nostra Costituzione disciplina solo il primo e il secondo nella sua parte seconda (Titolo I e Titolo III). Voi dove eravate mentre succedeva questa cosa? Al bar? A fare un massaggio? Portavate la macchina a lavare?

Sottoporre al giudizio dei mercati (considerati evidentemente onniscienti) quali politiche fossero finanziabili, dove volevate che portasse, se non a una situazione di generalizzata precarietà e di impoverimento della popolazione? Perché, vedete, anche se voi non volete rendervene conto, anche se (evidentemente) vi sembra strano: il capitale percepisce profitti, e il lavoro salari. Se attribuisci al capitale una penetrante funzione di indirizzo politico (e quale funzione di indirizzo politico è più penetrante di quella che consiste nel chiuderti i cordoni della borsa se non fai quello che conviene a me?), è piuttosto scontato che quest'ultimo indirizzerà le cose nel senso di deprimere i salari. La compressione e poi soppressione dei servizi pubblici e la creazione di disoccupazione attraverso i tagli sono tutti mezzi che concorrono a questo alto fine.

E voi non avete nulla da obiettare?

Ecco: queste sono le domande che farei ai miei amici giuristi. La seconda, a dire il vero, l'ho anche fatta, a un importante convegno. La risposta è stata questa:














































































Una risposta, come vedete, ampia e articolata.

Poi, dopo, a cena, mentre la rimuginavo, una collega molto simpatica mi si è avvicinata e mi ha detto: "Sai, quella cosa della possibilità di creare senza riforme costituzionali organismi che avessero potere di controllo su poteri costituzionalmente costituiti è uscita fuori quando vennero create le autorità amministrative indipendenti. Ma allora il problema fu risolto dicendo che si poteva fare, perché c'era il precedente della Banca d'Italia. Peccato che quando la Banca d'Italia si rese indipendente, nessuno abbia pensato a valutare le implicazioni di questa scelta".

La collega, simpatica e anonima, aveva torto. Questa scelta è stata valutata. Anzi: era già stata valutata, più esattamente in Inf. XXVIII, 103. Un aiutino agli europeisti:


E un ch’avea l’una e l’altra man mozza,
levando i moncherin per l’aura fosca,
sì che ’l sangue facea la faccia sozza,

gridò: "Ricordera’ ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, ’Capo ha cosa fatta’,
che fu mal seme per la gente tosca".


La filosofia del fatto compiuto è "mal seme", è una filosofia violenta, levatrice di violenza: questo ci ricordava Dante e questo qualcuno ha voluto dimenticare (è il metodo Juncker). Cari amici giuristi: fate sentire la vostra voce, o preparatevi a tergervi il sangue dalla faccia sozza con un fazzoletto. Cosa che, se l'Inferno è veramente come lo descrive Dante, rischierebbe di essere molto più difficile del capire che i media difendono gli interessi di chi li paga (operazione alla quale comunque mi sentirei gramscianamente di esortarvi)...


(...vedi alla voce "man mozza": a Dante, Juncker proprio non stava simpatico...)

52 commenti:

  1. Posso forse abbozzare una qualche risposta da misero giurista qual sono.
    La prevalenza del diritto comunitario rispetto al diritto nazionale viene fatto discendere dall’art. Art. 11 Cost.
    “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

    L’articolo inserito nel contesto di una nazione sconfitta in guerra era tesa alla partecipazione dell’Italia all’Onu, ed è stato usato per subordinare il diritto Italiano al diritto Comunitario.
    Un aspetto che viene spesso trascurato è che la limitazione della sovranità è consentita solo in condizione di parità! Ciò avviene nella Comunità Europea?

    Su come la Costituzione venga piegata, emendata, stravolta, senza ricorrere ai doverosi passaggi parlamentari, la dottrina argomenta di Costituzione formale e materiale, prassi costituzionale, precedenti ecc.

    In verità a parer mio, il Diritto non è altro che codificazione dei rapporti di forza in una società: mentre il Diritto Privato a grandi linee segue binari consolidati nei secoli, il Diritto Pubblico segue il potere regnante al momento.
    Non posso non pensare che un grande Uomo, buono e giusto, duemila anni fa fu posto in croce a seguito di regolare sentenza, passata per diversi gradi di giudizio, vigente il celebre Diritto Romano.

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    1. Sull'art. 11 mi sa che ha già scritto qualcosa Luciano Barra Caracciolo.

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    2. Questa perversione interpretativa mi ricorda lo Sherman Antitrust Act (1890), la più antica legge antitrust degli Stati Uniti, la prima azione del governo degli Stati Uniti per limitare i monopoli e i cartelli (trust): l'uso più estensivo della legge fu contro le Workers Unions. Si dovrà aspettare il Wagner Act of 1935, quasi mezzo secolo e migliaia di morti dopo, affinchè la formazione dei sindacati in USA si svolgesse con una relativa neutralità da parte dello Stato.
      Sono completamente d'accordo con ilsanpietrano quando afferma che il "Diritto non è altro che codificazione dei rapporti di forza in una società". Nutro qualche perplessità sulla distinzione tra Diritto Privato che a grandi linee seguirebbe binari consolidati nei secoli e il Diritto Pubblico che sarebbe più immediata espressione del potere regnante al momento".
      La vicenda delle " enclosures ", la recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri della borghesia mercantile avvenuta in Inghilterra tra il XVII ed il XIX secolo, dimostra che la classe egemone, quando dispone del potere dello Stato, non esita ad usare la legge per i propri immediati interessi imponendo la propria interpretazione del confine tra diritto privato e pubblico. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari e li trasformò nel proletariato necessario alla nascente rivoluzione industriale inglese.

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  2. Non risponderanno si rassegni. La tragedia questa si tramuta in farsa, ma l'esito non sarà per questo meno doloroso (e sanguinoso temo).

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  3. L'unica risposta che sovviene a me, prof, è che anch'essi si siano infatuati di quel liberismo le cui basi poggiano sul capitalismo perfetto (quello in cui la lotta di classe non esiste, e sicuramente non la loro). La mia domanda è: quando saranno disoccupati volontari perché hanno optato per il leisure anziché occupazione (e che sia sotto retribuita è dettaglio trascurabile, del resto li la disoccupzione è volontaria), penseranno sia loro colpa? Ah, ma forse loro percepiscono salari a fronte delle loro prestazioni, a prescindere...

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  4. Le due domande di Alberto sono anche nostre. Credo infatti che le asimmetrie evidenziate stiano per venire al pettine della storia.
    Nei prossimi mesi vedremo esplodere le contraddizioni all' interno dell' area euro. Per il semplice motivo che Draghi si avvia al capolinea e i crucchi sono sempre più insofferenti e nervosi:

    http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/08/15/qe-tedeschi-si-appellano-a-corte-europea-contro-bce-2_c40d432a-1d1c-4526-97e8-7749acc4347a.html

    Prepariamoci, perché ci sarà da ballare.
    Per quanto ci riguarda, dipenderà molto dall' esito delle elezioni italiane di primavera.
    L' invito che raccolgo e che vi faccio, montanellianamente se siete #desinistra e schizzinosi, è quello già fatto per le elezioni amministrative:
    bastonare il PD

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    1. Sicuramente io sarò fra quelli che useranno il bastone sul Pd

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    2. Basta essere realisti e umani nel senso migliore, cioè pensare a quelli che stanno pagando di persona o ne sono morti e ne moriranno.

      Intendo che "di sinistra" è ottimo propellente, se lo è, considerato che il partito al governo e quelli "di area", che lo approvano o non lo disapprovano, sono appunto di sinistra: quella vera è quella reale, cioè quellallì.

      Lo so che reale non coincide necessariamente con vero: è piccola provocazione, ma proprio piccolapiccola, per non cader nella trappola di "un'altra sinistra" e"un'altra Europa" intesa come UE passibile di miglioramento, in particolare eurozona (ah ah per quest'ultimo particolare e, dal mio punto di vista, ah ah anche per la UE).
      La differenza tra le due "altre" consiste nel fatto che un'altra sinistra, pur con limiti, è stata.

      Può darsi ci siano da fare numerosi e sottili distinguo oppure paralleli, ma, a parte il fatto che non mi vengono, mi sento fiacca causa risvolti vari e inoltre non ho voglia di perdermi dietro a eventuali paralleli o differenze circa quanto sopra.

      Intanto la sostanza non cambia.

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  5. Ennesimo appello, ennesimo invito.
    Signori il tempo non stringe, è abbondantemente scaduto.
    Non è possibile che non abbiate capito, quindi...

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  6. Non posso definirmi giurista, ma aspirante tale e purtroppo posso solo (provare a) rispondere alla prima domanda, dato che per la seconda, temporalmente parlando durante il divorzio, non ero effettivamente una persona fisica esistente dotato di capacità giuridica nemmeno nella mente di mio padre.In estrema sintesi, mentre la Germania lanciandosi nel vuoto UE apriva un paracadute pilotando parlamento ed i suoi parrucconi, l'Italia calava completamente le braghe ratificando qualsiasi cosa dopo gli anni 80 ( preciso però che i trattati di Roma del 57, già stabilivano una linea ben precisa di "de-territorialità di diritto" in tempi non sospetti anche se non gravi come Lisbona 2007 e quindi già da allora vi è da porsi due domande).Credo fermamente nella volontà tedesca (come già ampiamente dimostrato, dal punto di vista economico e non, su questo blog), di non aderire completamente alla piovra europea post trattato di Maastricht e barare il più possibile; prova maestra è l'art. 23GG tedesco ( in sintesi: la Repubblica federale tedesca partecipa allo sviluppo della UE *fermo restando il rispetto dei principi federativi, sociali, dello stato di diritto e democratico tedesco* )della riforma costituzionale del 1992 che di fatto stabilisce dei veri e propri *contro limiti* alla supremazia del diritto comunitario sulla lex fondamentale tedesca e la conseguente salvaguardia dei principi fodnamentali del loro ordinamento giuridico.Può sembrare strano, ma ci sono state sentenze anche in Italia sui c.d. contro limiti dell'ordinamento ai principi comunitari ( sentenze però degli anni 80 quando "ancora se poteva dì qualcosa" ), ma al contrario delle sentenze della Corte tedesca non possono essere definite baluardi dell'ordinamento Italiano: non si faceva riferimento alla "sovranità nazionale messa a rischio da un parlamento europeo non democratico" come avvenuto in Germania e dal non perfetto bilanciamento fra organi nazionali e comunitari perché de facto inespressivi e non sovrani( nella sentenza del 2009 della C. Costituzionale tedesca è interessante leggere:il Parlamento europeo "non è un organo di rappresentanza di un popolo europeo sovrano" che potrebbe legittimare la supremazia del diritto UE su quello tedesco [ da qui il rimando alla riforma tedesca del 92 sulla compatibilità diritto UE e diritto tedesco] ); CONTINUA --->

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  7. La cosa che lascia veramente inebetiti, concentratissimi a riflettere e rimuginare é la risposta ampia e articolata.

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  8. ---> continuazione: mi scuso in anticipo per il troppo scrivere
    ...ad aggravare le scelte folli del nostro legislatore che ha sempre votato all'unanimità ogni aberrazione comunitaria, ci sono altri esempi concreti: Molti Stati non ratificarono le regole sui confini nazionali ( L’Ungheria alza filo spinato giustamente perché può farlo ), sulla libera circolazione degli stessi cittadini europei ( L’Inghilterra vietava libero accesso a rumeni e bulgari per esempio, la Polonia non volle ratificare alcune norme sui diritti fondamentali ect. ) e sulla moneta unica ( Romania, Svezia non entrarono nell'euro ect. ). Come si può vedere non si tratta neppure degli Stati Big dell'europa e dunque soggetti a pressing e lobbying forse peggiori di quelli esercitati in Italia ed è comunque innegabile che nei loro limiti e nei loro interessi non hanno firmato tutto quello che li veniva propinato.
    Anche se dal punto di vista economico credo che non possa fare completamente testo la non adesione all'euro, visto che in molti casi è chiaramente un processo volutamente non unificato, ( dico questo paragonando le monete di peso diverso con le tutele dei lavoratori che volutamente non sono mai state oggetto di unificazione e trattazione nei trattati favorendo il dumping sociale )è innegabile che il nostro legislatore ha firmato di tutto, dallo stralcio dei confini, della pesca, dell'agricoltura fino a quello del parlamento anche per sua completa deficienza.
    Forse qui dovrebbero entrare in campo sociologi e antropologi invece che giuristi per spiegare perché il nostro legislatore italiano abbia agito, non in via cautelativa come quello tedesco, ma in via totalmente autodistruttiva, finendo per firmare quello che neppure Stati intermedi si sarebbero mai sognati di ratificare.
    PS: nei nostri testi universitari non viene mai fatto accenno, neppure indiretto, alla sentenza in questione della C.Costituzionale tedesca quando invece anche in materie improbabili viene continuamente decantata l'UE e le sentenze pilota della nostra C.COstituzionale che ne stabiliscono la dogmatica supremazia. PS II: Spero di inviare il prima possibile il mio articolo sullo stralcio delle tutele dei lavoratori ad opera della CDG Europea grazie Prof.

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    1. Penso che i membri di origine postcomunista siano stati cooptati e in qualche maniera fortemente condizionati a ratificare gli atti dell' oligarchia di Bruxelles. Ultimo esempio la firma del CETA TTIP in atteggiamento di completa prostrazione.

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    2. Prostrazione o interesse alla?

      Direi comunque "prosternazione", che non esiste ma chiarisce, anche se nel commento di @Mengoli mi pare già chiaro "firmare da allungati per terra" e non certo "consumati dal lungo sforzo per non firmare".

      Se qualcuno preferisce intenderla nel concreto come "postura a novanta gradi", non ho obiezioni.

      Le metafore sono concretezze quando qualcuno le concretizza.

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  9. Io credo che al di là di ogni considerazione di tipo giuridico ci sia un discorso di tipo politico alla base delle posizioni dei giuristi.
    Ovvero, i giuristi, dai più alti di livello come funzione, in realtà sono sempre stati collaterali alla massima carica dello stato, mentre via via che i scende di livello i riferimenti sono precipuamente di centro sinistra; credo sia un dato di fatto. Parlo in queesto caso di materie di tipo economico o di materie di diritto internazionale ed in particolare legate all' appartenenza all' Unione Europea e poi all' Unione Monetaria.
    Tutti gli ultimi Presidenti della Repubblica sono state figure fortemente europeiste ed euriste; qualcuno di loro , in particolare ebbe responsabilità molto pesanti in quel famoso divorzio.
    Guardate, e ne abbiamo parlato qui e ne ha parlato 48, come viene trattata oggi la materia del lavoro dopo l' introduzione dell' abolizione dell' ART. 18 dell' ex statuto dei lavoratori e guardate come abbia perso valore e significato, nella giurisprudenza attuale, l' ART. 1 della Costituzione.

    Ma dirò di più, da tempo la giurisprudenza che riguarda i rapporti tra debitori e creditori istituzionali (banche e finanziarie) è fortemente penalizzante per i primi, in tutti i livelli di giudizio; avrà questo comportamento qualcosa a che fare con le scelte euro-peiste?

    No amici, queste cose mi sono del tutto attese e chiare e da tempo, anche nei dettagli!

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    1. Su questo blog(Santo Subito), qualche anno fa, rintracciai due libri non facilissimi(per me)del Prof. Barra Caracciolo Luciano: Euro e(o?)Democrazia Costituzionale del 2013 e La Costituzione nella Palude del 2015. Sono stati "illuminanti" nel merito.

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  10. Il pesce dei giuristi "fete" dalla Corte, quella Costituzionale.

    E non profuma nessuna magistratura.

    Baffi, Sarcinelli, chi li ricorda piu', rimossi con false accuse per lasciare il posto ad un letterato (successivamente giurista) totalmente ignorante di macroeconomia (la laurea in economia la prese molti anni dopo 'honoris causa'), adoratore del feticcio della "credibilità", subito nominato a capo dell'Ufficio Cambi e Governatore della Banca d'Italia, poi Presidente della Repubblica su proposta del partito di (e proprio di) Fini.

    Basta unire i puntini e si capisce che occorrerà un profondo ricambio generazionale.

    Non sono mai esistiti padri nobili, solo inutili idioti.

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  11. Seguo anche Orizzonte48 e, sul tema, appunto, delle sentenze della corte Costituzionale in materia, viene proprio da piangere. La nascita del "Quarto Potere", con l'indipendenza della Banca d'Italia, era uno dei passaggi che proponevo ai miei studenti, fino a che non mi è stato gentilmente consigliato di smettere.

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  12. Vado sulla seconda con qualche cognizione di causa.

    Là dottrina dominante deriva la legittimità dei poteri indipendenti dall' art. 11 della costituzione mediante, c'è da dirlo?, il rispetto degli obblighi comunitari.

    In alcuni casi l'indipendenza é richiesta esplicitamente dai trattati (banca centrale in primis, art. 107), nella maggior parte derivano da direttive, in particolare quelle di liberalizzazione anni '90. In effetti, in origine le autorità erano gli enti che dovevano vigilare affinché gli ex monopolisti non abusassero della loro posizione (ancora) dominante. In effetti, l'autorità sulla concorrenza ha rapporti diretti ed operativi con la commissione europea ed alle sue dipendenze, scavalcando a piè pari le istituzioni nazionali (reg. 2/2003).

    Grazie al nuovo art. 117 della costituzione ( riforma del 2001), per queste autorità la legittimazione é divenuta esplicita.

    Questa la dottrina dominante, ma non pacifica (In particolare con la moltiplicazione delle autorità "non comunitarie", tanto é vero che durante la bicamerale di D'Alema il tema fu trattato ampiamente e qualcuno propose di fare un articolo specifico sulle autorità. Come fini, lo sappiamo. Progetto ripreso dopo il referendum del 2006 (bozza Violante, mi pare), morta li.

    Insomma, per varie autorità la legittimazione é ampiamente discutibile.

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  13. Come era la cosa del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro?

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  14. faccio affidamento alla mia capacita di sintesi, e ometto riferimenti alle fonti perche' largamente irrilevanti. Ad esse ci si affida quando si vuole rappresentare un cuadro o giustificare una tesi, ma qui il discorso e' tutto palese e, al meno sulla prima questione, mi assumo il rischio della critica sul rigore, opponendo la dottrina del fatto notorio.

    In breve, la norma giuridica e' strutturalmente astratta, molto piu' della disposizione, che almeno e' scritta, essa e' prodotto dell'interpretazione. Data la discrezionalita' implicita in tale processo (vedi alla voce scribi e farisei) il discorso giuridico e' tutto articolato, metodologicamente, sui limiti finalizzati a eliminare le interpretazioni arbitrarie.
    Tutte le norme sono al contempo proposizioni e limiti. Anche la costituzione rigida e' un limite alle norme inferiori. Ma c'e' un paradosso: le norme apicali sono le piu' fragili alla violazione perche' alla loro osservanza sono preposti pochi soggetti, allo stesso tempo politici e verticistici. Di modo che se questi per una convenzione decidono inapplicare una norma o interpretare disposizioni in modo deviante, non vi e' un superiore potere di coerzione.
    La CGUE si invento' il principio di primazia. Governo, Parlamento e Corte Costituzionale, per mezzo di una convenzione (che opera per fatti concludenti), hanno dato seguito al principio, che si e' affermato come diritto vivente (leuropa lo vole). E puo' terminare allo stesso modo.
    Alla prima questione rispondo come lei in economia: non e' un problema tecnico, e' un problema politico.
    Rispetto alla seconda domanda - non sono un amministrativista - solo rilevo che i figli hanno una stessa madre. Il divorzio era richiesto dalla UE per completare la prossima integrazione finanziaria di Maastricht. Le altre Autorita' Indipendenti (pure fortemente volute dalla Comunita', ossia dai Governi) ripetono il modello della Banca Centrale che poi e' il modello della Commissione: potere regolatorio cioe' normativo, senza responsabilita' politica.
    Professore, tristemente ammetto, possiamo studiare i fenomeni ma non siamo noi a determinarli.
    Quando chi puo' vorra' presenteranno un'altra versione dei fatti. Come con gli immigrati. Spero cotal giorno d'essere annoverato fra i giusti.

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    1. Scusa: a te e a Guido (che ha tanta nozione di causa ma ha perso il calendario) faccio notare che io sono professore di economia, ma solo studente (bravo: 30 e lode a privato, 30 a commerciale, ecc.) di diritto. Come ogni studente, faccio le domande solo se so la risposta, e io la risposta alle mie domande la so, quindi... non datemela sbagliata! Il fatto che l'indipendenza della BC sia sancita da Maastricht è il #cazzocentra del giorno, perché Maastricht è del 1992 e il divorzio del 1981. La mia domanda è come fecero allora (e come fanno a non chiedersi ora come fecero ALLORA) ad accettare un vulnus così profondo alla Carta Costituzionale.

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    2. Professore, lei dice di non avere la risposta; io quella che ho non sono sicuro che sia giusta (e' materia per una gita di qualche settimsna in biblio), ma quella che intuisco l'ho appresa da lei.

      E' il metodo Junker: non solo laggente non capiscono ma non capiscono (e ancora continuano a non capire) iggiuristi, che ignorano completamente qualsiasi nozione economica (valutare le medie degli esami di juris in ec politica per credere). E poi c'e' quel problema del conformismo.

      Ora, e' vero che maastricht e' del 92 e il divorzio dell' 81, ma le istituzioni hanno gestazioni lunghe. In particolare, di unione economica e monetaria e della necessita di adottare una moneta unica gestita da un'istituzione unica europea si parla in termini abbastanza concreti gia nel rapporto Werner, che e del 1970. E' li che si parla di piena liberalizzazione dei movimenti di capitali, funzione di riequilibrio affidata alla mobilita' dei fattori, bce simile alla fed, indipendenza delle banche centrali dal potere esecutivo (pp. 8 ss., specialmente 11-13). Credo che Kaldor lo avesse letto prima di pubblicare il suo articolo nel 71.

      il dogma della Bc indipendente veniva dall' europa. Era stato messo sul tavolo e non aveva causato proteste (perche' la gente di solito non capisce nulla delle nostre decisioni cit.).
      Dovrei verificare, come ho detto, ma non ricordo grossi dibattiti dottrinari ne sulle riviste, ne' sulla manualistica.
      Quelli che capirono (o intuirono) o non avevano voce in capitolo o stavano dall'altra parte. Prenderla con le molle perche' non posso fare una review della letteratura adesso, ma sarebbe uno spunto interessante per un articolo scientifico.

      Posto il link del Rapporto Werner

      http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/pages/publication6142_en.pdf

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    3. posso anche sintetizzare meglio: ignoranza, conformismo e collusione

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    4. A quel che ne so io, ma chiedo conferma ai costituzionalisti in ascllto, tramite una interpretazione "einaudiana" dell'art. 47, per cui difendere il risparmio significava semplicemente lottare contro l'inflazione.
      Poi, effettivamente, con Maastricht è stato tutto perdonato: mi pare Cassese scrisse di una "nuova Costituzione economica".

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    5. Oh! Con Luca ci siamo: più che altro ha capito il senso. Così si capisce anche perché sono partito dalla piddinitas. La radice del male è che la professione giuridica sapeva di sapere come si tutela il risparmio. E ora un altro sforzetto: chi glielo aveva inculcato, questo preconcetto, visto che l'economia non l'avevano studiata? Dai, che ci arrivate: il vero potere eversore è sotto i vostri occhi (ormai solo metaforicamente...).

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    6. Marvin: Kaldor cita Werner, quindi forse lo aveva letto. Non c'è nulla di strano in quel rapporto. Riflette il monetarismo friedmaniano che aveva preso il sopravvento due anni prima negli USA col negazionismo sulla curva di Phillips. La mia domanda a voi è un po' diversa dalle due domande ai complici del massacro. Mi sembra che Luca l'abbia intuita meglio. Rispetto al divorzio, la domanda è "chi e come ha reso il monetarismo parte del bagaglio intellettuale dell'uomo acculturato?". Nelle facoltà di economia i miei colleghi che ora recriminano sui propri stipendi. Ma altrove?

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    7. la stampa (cioe' ilcapitalismo nostrano bancarottiero proprietario dei mezzi di informazione)?

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    8. @Alberto Chi e come è agevolmente ricostruibile dal punto di -vista storico e istituzionale. Questa ricostruzione è compiuta in un apposito capitolo de La Costituzione nella palude, laddove si parla proprio del problema sul versante dei giuristi. Là, e nel blog, è citata una fanfastica frase di Pietro Barcellona, che ha a che fare con la corsa dei giuristi in soccorso del politicamente più forte...in realtà, poi, per affermare tali rapporti di forza sono sempre stati in campo la costituzione economica di...Einaudi, come ci racconta Carli, nata già nel 1947, promossa dal Quarto Partito quando era chiara la debacle in Costituente, e il genetico atteggiamento conforme della Corte (parliamo della fine degli anni 50!). Il monetarismo è sul piano economico-politico un dimesso corollario del gold standard, nella visione marginalista e poi neo-liberista che ha sempre prevalso tra i giuristi ben prima che friedman succedesse ad Hayek alla guida di Mont Pelerin. Il riflesso europeo, e quindi neo-istituzionale di questa visione precedette l'onda della scuola di Chicago, dato chelo stesso Rapporto Werner era previstocome tappa attuativa della CE fin dal 1957. Se ancora gli economisti erano critici, nel corso degli anni 70, solo giuristi prettamente socialisti ante-craxiani diedero voce a forti perplessità sul piano economico e della legittimità: ma parliamo di Basso MS. Giannini. Che si erano perlaltro gia opposti al monetarismo della moneta unica illustrato in dettaglioda Einaudi fin dai primi '40! Insomma, la connessione tra moneta e tutela del lavoro non mai stata chiara ai giuristi NON pubblicisti e non (o comunisti,ma solo nella prima epoca togliattiana). Notare: tra i socialisti in senso sostanziale Mortati include pure i costituenti NON popolari e sturziani (da sempre vicini ad Hayek e all'ordoliberismo) e quindi democristiani come Moro, La Pira, Dossetti...chi vuol approfondire trova molto materiale su orizzonte48, naturalmente...

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    9. " Come ogni studente, faccio le domande solo se so la risposta, e io la risposta alle mie domande la so, quindi"

      Quindi giusto, mea culpa per aver pensato di fare qualcosa di utile (magari per i lettori che non sanno), e mai più.

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  15. Scusate ma sono un povero contadino e parlo di conseguenza.
    Dopo la faccenda dei cantieri navali e dopo st' ultima sparata dei Tedeschi io direi di attivare la modalità " fuori in 60 secondi".

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  16. L' elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica dimostra l' importanza dei giuristi,infatti Mattarella è stato professore associato di diritto costituzionale e giudice alla Corte Costituzionale (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Mattarella) nell' offrire una copertura scientifica alla disapplicazione della Costituzione descritta da Barra Caracciolo in "La Costituzione nella palude"e avvertita nella nostra esperienza quotidiana.Questo dato spero sia di parziale sollievo per il professore che ci ospita ,visto che le altre discipline hanno perso prestigio e dignità con la vicenda "europea"più della sua.Rimane da vedere se i motivi che hanno indotto allora l' elite italiana ad accettare questi trattati che sarebbero inevitabilmente diventati poi ineguali(vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Trattati_ineguali)siano ancora sufficienti di fronte al prezzo pagato sulla questione più importante di tutte :quella della divisione internazionale del lavoro.Delocalizzare è solo un rinvio della definitiva scomparsa dal mercato delle attività produttive più redditizie (ad esempio una cosa è vendere auto e un'altra vendere le scarpe) .La contesa sui vantaggi comparati tra le nazioni(che esistono visto che i più forti seguono il loro interesse nazionale invitando, nel contempo, i più deboli a consideralo come "superato ) è paragonabile a quella sulle colonie che causò la prima guerra mondiale(l' avevo letta questa su uno scritto di Lenin quando facevo 40 anni fa il giovane troskysta)anche se l' elite francese pratica una politica coloniale in Africa e i trattati "europei"danno delle stesse possibilità all' elite tedesca con i paesi della stessa europa subordinando pure quella francese.Aggiungo una considerazione sull' attualità,dopo l' esito del referendum del dicembre scorso avremmo dovuto già votare siamo in una fase di stasi come succede in un incontro di boxe quando uno dei pugili ,colpito duramente,riesce a cinturare l' avversario prendendo tempo e cercando di riprendersi.Il problema è quindi chissà se si faranno le elezioni il prossimo anno e se si riuscisse a farle ,in caso di un esito sgradito alle forze dominanti ,temo un esito stile tsipras data la carenza, da parte di tutte le forze politiche , persino delle "risorse culturali"(come scrive Caracciolo)per evitarlo

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    1. "chissà se si faranno le elezioni il prossimo anno" ?
      Vuoi dire che ci sarà un colpo di stato ?
      Perché la legislatura è al termine naturale e quindi le elezioni sono lo sbocco obbligato.
      Comunque, uno Tsipras de noantri ce l'hanno già: il cazzaro fiorentino. Con una riverniciata di battipugnismo europeista sarà pronto allo scopo.
      Tuttavia, io non escludo sussulti e crisi prima della primavera prossima, quando Draghi dovrà decidere se allentare o sospendere il QE e si troverà contro il muro tedesco e degli alleati.

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  17. Carissimo, e pensare che conosco persone che non ti leggono perché sei comunista, logorroico, troppo difficile, noeuro, antipatico, monotematico (?), et cetera.
    Per me sono matti.
    Tu sei, ovviamente con tutto il rispetto, uno spasso, non un grande italiano come qualcuno ha commentato recentemente e che mi sembra quasi riduttivo, tu sei un grande. Punto.
    Passo da te e non ho bisogno di altro, di giornali di tivù di internet di niente, e so quello che è successo ieri e oggi e quello che succederà domani e fra due anni. E pensare che qualcuno preferisce Giannino e Severgnini...
    Post fantastico.

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  18. il diritto comunitario non può MAI (ovviamente de facto non è così) prevalere perché la costituzione attribuiscre il potere al popolo italiano e non a quello finlandese.
    E i poteri sono quei 3 ben elencati (2 obiettivamente politici, l'altro politicizzato ma è un altro discorso).

    Pensare che ci possa essere una prevalenza dell'interessa comunitario (anche in termini di tutela del risparmio e del lavoro) e cosa che si può avere solamente stracciando questa Costituzione (ma mi pare che il 4 dicembre la risposta è stata chiara, votando gli italiani un bel no ad una domanda ben posta: "volete bene a vostra madre?" figli ingrati).

    L'art. 11 non può giustificare tutto questo anche perché non depone per questo e l'art. 1 e il 139 sono chiari.
    Da un lato si dice che siamo una repubblica democratica (ok, sulla carta) e dall'altro che la forma repubblicana non può essere oggetto di riforma.
    Ora, democratica è riferita all'Italia e agli Italiani, non si sa mai che uno pensi diversamente.

    La si rigiri come si vuole, pare che non ci sia un problema costituzionale perché la nostra carta è interpretata come un nulla da costoro.


    PS: Andreatta era un simpaticone quando augurava l'euro così si potevano costruire le case.. ahahahhahahahah

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  19. 1

    La risposta, non particolarmente originale (nel senso che non me la invento io), va cercata nella nostra GRANDE tradizione giuridica nazionale. Più grande dei piccoli conformisti vili che, in questa come in altre professioni, dominano, (perché) giustificano i desiderata della classe dominante.

    Ovviamente però si richiede studio e interpretazione delle fonti in relazione alla situazione odierna, oltre che amore per la Verità e coraggio anticonformista (il blog e i libri di Quarantotto sono un pregevole esempio in tal senso).

    Per cominciare, suggerirei agli interessati la lettura di Costantino Mortati (costituzionalista monumentale e Padre Costituente nelle file della DC) autore della teoria de "la costituzione in senso materiale", dal titolo della sua più importante opera del 1940.

    La Costituzione del '48 risentì fortemente dell'impostazione mortatiana e gli interventi agli Atti preparatori della Costituente sono una fonte unica di interpretazione storica del significato "materiale" dei nostri principi costituzionali e - allo stesso tempo - della teoria mortatiana che si faceva prassi; con il risultato di un compromesso alto che compose il conflitto tra le grandi forze politiche antifasciste sulla base di un "nucleo di valori essenziali" presupposto da ciascuna delle rispettive ideologie. Nucleo che Mortati, e molti altri costituenti, individuarono nel riconoscimento della DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA ben oltre l'uguaglianza formale e la libertà "negativa" (la "libertà dallo Stato" di Oscar Giannino, per capirci) di matrice liberale.

    In effetti, il dibattito in seno alla scienza giuridica italiana (che a suo tempo ha avuto grandi punte di eccellenza NON APPIATITE sul costituzionalismo americano, cioè che non scimmiottano la tradizione americana) mi ricorda l'involuzione della scienza economica italiana (da grandi punte di eterodossia come Sraffa, Garegnani, Caffè e Graziani si è - ahimè - arrivati alla resa nei confronti dei Boldrin o, peggio, dei più beceri Giannino e al ritorno alla "scienza dell'Ottocento").

    La teoria di Mortati è un pezzo del quadro da ricostruire "unendo i puntini": essa, in sostanza, individua l'elemento primigenio dell'esperienza giuridica nell'"ordinamento" più che nelle "norma" giuridica, rovesciando l'impostazione di costituzionalisti liberali come Kelsen, il quale - non a caso - si ammanta di una ridicola pretesa di "neutralità politica" (e questo tipo di dissimulazione mi sembra affine all'approccio del mainstream economico liberale della scuola neoclassica).

    L'ordinamento (suscettibile di evolversi nel tempo) per Mortati trova il suo fondamento nella soggettività delle forze politiche socialmente egemoniche. La costituzione materiale non è una sorta di diritto 'effettivo' contrapposto a quello formale (come qualche volta sembrerebbe potersi desumere da un uso facilone e distorto che si fa del termine nella fogna dei talk show televisivi), ma piuttosto una ricerca dello Stato stesso, quale suo principale oggetto di indagine, nel suo momento originario e legittimante, quale plasmato dalle forze politiche egemoni (qui i più attenti apprezzeranno anche l'attenzione del democristiano Mortati verso il marxiano Gramsci).

    - SEGUE -

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  20. - CONTINUA - 2

    Ora, la costituzione materiale può mutare nel tempo col mutare delle forze politicamente e socialmente egemoni senza che ciò debba necessariamente richiedere una modifica formale delle disposizioni costituzionali (che pure, con riguardo alla II parte della Costituzione, è stata in minima parte fatta e recentemente ritentata, senza successo, in maniera più pervasiva). Infatti, come ogni giurista sa, o dovrebbe sapere, tra la "disposizione" scritta e la "norma" c'è di mezzo l'attività interpretativa (degli organi di indirizzo e controllo politico, del giudice o, a limite, della Corte costituzionale). Inoltre, il nostro diritto è costellato di "clausole aperte" (es. "comune senso del pudore") che richiedono necessariamente l'opera integratrice dell'interprete anche in relazione all'evoluzione del contesto sociale nel tempo (i giuristi parlano di "diritto vivente"). L'evoluzione della giurisprudenza della Corte Costituzionale su alcune materie (es. incostituzionalità del reato di adulterio) è esemplificativa.

    Anche la vicenda delle autorità indipendenti e del primato del diritto europeo è, in tal senso, paradigmatica.

    Abbiamo persino qualche confessione. Augusto Barbera - attuale giudice costituzionale - è un costituzionalista di riferimento del PD (attualmente la principale forza del blocco egemonico europeista) e - vorrei sottolineare quella che ritengo una circostanza rilevante - è stato organico al partito in tutte le sue evoluzioni dal PCI al PD. Ebbene, il Prof. Barbera ha confessato candidamente proprio in un testo dedicato alla teoria mortatiana. Cito testualmente: "solo il richiamo alla costituzione materiale può giustificare - io credo - il “primato del diritto comunitario”, definitivamente sancito dalla Corte con la sentenza 170 del 1984 , ormai “fatto normativo” da cui scaturisce un diritto costituzionale “vivente”. Tale primato è stato addossato sulle fragili spalle dell’art. 11 della Costituzione - scritto dai costituenti pensando all’Onu e considerando allora l’Unione europea un’utopia illuminista - ma esso trova la sua forza nella opzione europeistica promossa (o accettata con ritardo) dalle forze egemoni che sostengono la costituzione repubblicana. Esse hanno visto in detta scelta la continuità, non la rottura, con le iniziali scelte costituenti e hanno sostenuto un così impegnativo orientamento della Corte costituzionale che sarà anni dopo ratificato formalmente con il richiamo ai vincoli comunitari nella novella costituzionale al primo comma dell’art. 117 introdotta nel 2001(mentre altri Paesi avevano subito proceduto a revisioni costituzionali)".
    (Fonte: http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/images/stories/pdf/documenti_forum/paper/0018_barbera.pdf)

    - SEGUE -

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  21. - CONTINUA - 3

    L'evoluzione della cosiddetta "costituzione economica" (art 35-47 Cost.) in senso liberista (prevalentemente a seguito del Trattato di Maastricht e, in generale, per mezzo del grimaldello del diritto europeo), senza che sia stata cambiata una parola dal testo costituzionale, è fotografata e giustificata da un lavoro curato da Sabino Cassese (Presidente emerito della Corte Costituzionale): La nuova costituzione economica (a cura di), IV ed., Roma-Bari (2012). Invito gli interessati a leggere su Scholar anche solo i primi capitoli, e vedere da chi è stata citata questa monografia (non solo giuristi) per capire che si tratta di un importante pezzo della teologia liberista con cui, negli ultimi decenni, è stata giustificata la modificata alla prassi ordinamentale di politica economica in seguito al mutamento della Costituzione materiale.

    In una delle prime pagine di questo testo si precisa subito che, col termine costituzione economica si indica "oltre alle disposizioni strettamente costituzionali, anche norme che, pur essendo contenute in leggi ordinarie, sono, tuttavia, di rilevanza costituzionale. Di particolare importanza la legge 10 ottobre 1990 n. 287 (cosidetta legge "antitrust") e il decreto legge 11 luglio 1992, n. 333 (convertito con legge 8 agosto 1992, n. 359) che ha disposto la privatizzazione delle maggiori imprese pubbliche".

    Tirando le somme, il problema dello svuotamento della volontà originaria del Potere Costituente di dare vita a un'economia mista e ad un mercato regolato (in particolare evitando il mercato del lavoro-merce), come corollario della tutela della dignità umana, è stata disattesa a seguito di un mutamento delle forze politiche socialmente egemoniche (non a caso il processo, già iniziato dalla fine degli anni '70, quando Aldo Moro fu lasciato liquidare dalle BR, subisce un'incredibile accelerazione dopo Tangentopoli), tramite una lenta modificazione della prassi interpretativa (in senso liberista e sovranazionale).
    Dunque, è sotto il profilo politico-egemonico che la Costituzione è stata ed è sotto attacco (non dimentichiamoci che il Presidente della Repubblica, pur dovendo essere il garante delle istituzioni, è pur sempre espressione del Parlamento in seduta comune integrato con i delegati regionali e che il PdR e il Parlamento, nel tempo, scelgono buona parte dei giudici costituzionali).

    Controintuitivamente, è proprio il profilo FORMALE che ha salvato i principi supremi e più nobili della nostra Costituzione repubblicana (sovranità popolare, eguaglianza sostanziale, partecipazione, diritto al lavoro, obbligo di intervento della Repubblica per politiche di piena occupazione) e che potrebbe consentire di riaffermarli con forza in futuro.
    Infatti, la dottrina "dualista" accolta nel diritto italiano (l'ordinamento interno e gli ordinamenti esterni, incluso quello comunitario, sono tra loro distinti e le norme di un ordinamento esterno possono entrare nell'ordinamento interno solo in quanto mediate da una norma interna di rango costituzionale, come l'art. 11, al ricorrere di tutti gli altri presupposti) e la teoria dei "controlimiti" al primato del diritto europeo sul diritto interno (al diritto europeo è riconosciuto, in forza dell'art. 11 Cost., il primato sul diritto interno di rango ordinario e persino costituzionale PURCHÉ NON SIA IN CONTRASTO CON I PRINCIPI SUPREMI DELL'ORDINAMENTO COSTITUZIONALE).

    Signori, non resta che andare alle urne numerosi per far male a quelle forze egemoniche europeiste che negli ultimi decenni hanno quasi distrutto il nostro paese (intenzionalmente o meno non mi importa) anche legittimando una torsione della prassi costituzionale al limite (e in molti casi, a mio parere, oltre tale limite) delle forme della nostra Costituzione.

    Mi scuso per la lunghezza ma le questioni sollevate (cui la mia risposta deve ritenersi già sintetica e non approfondita) non potevano essere liquidate in 140 caratteri.

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    1. Non ha un particolare senso fare qui il riassunto di un blog che tutti leggiamo, ma non è nemmeno inutile. Il punto è che la domanda non è fatta a voi. È fatta a loro, anzi (come dite voi): a essi. Non risponderanno? Dipende da chi pone la domanda, come ho ricordato nel post...

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  22. Buongiorno.
    Da osservatore esterno,molto esterno, mi pare che della costituzione in Italia si abbia una visione "sportiva" (nel senso di poco rigorosa) anche perchè essa lascia spazio(per caso?)a interpretazioni di ogni sorta. Essa quindi si applica "quando è politicamente possibile applicarla", cioè "quando conviene". Purtroppo sono 4 decadi che non è politicamente possibile applicarla. Questo lassismo giuridico ci costa caro, com'è ovvio che sia. Ci vogliono forza e resistenza per fare valere i propri principi. Sono amaramente convinto che quando la costituzione era "meno inapplicata" di adesso, ciò accadeva solo perchè dall'esterno ce lo consentivano, ma da 4 decadi non ce lo consentono più e-appunto-non abbiamo la forza e la resistenza per imporla.

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  23. Professore, in questo suo post noto una punta di acredine verso i tedeschi nostri fratelli nell'Euro. Non sarà caduto anche Lei nel tranello repubblichino (inteso come "La Repubblica") del "Germagna brutta"?
    La Germania è veramente nostra amica, come recitava il famoso manifesto.

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  24. interessante capire chi introdusse la matrice monetarista nella cultura economica del tempo, anche l'abolizione scala mobile del 1985 è diretta conseguenza e fu promossa dai socialisti con cisl e uil consenzienti

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  25. .....
    E se nei vostri quartieri
    tutto è rimasto come ieri,
    senza le barricate
    senza feriti, senza granate,
    se avete preso per buone
    le « verità » della televisione
    anche se allora vi siete assolti
    siete lo stesso coinvolti.

    E se credete ora
    che tutto sia come prima
    perché avete votato ancora
    la sicurezza, la disciplina,
    convinti di allontanare
    la paura di cambiare
    verremo ancora alle vostre porte
    e grideremo ancora più forte
    per quanto voi vi crediate assolti
    siete per sempre coinvolti,
    per quanto voi vi crediate assolti
    siete per sempre coinvolti

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  26. Rileggendo, ho trovato questa interessante conseguenza della corrispondenza tra Quarto Partito e Quarto Potere: "Forse per prudenza, forse per caso, De Gasperi ed Einaudi avevano costruito in pochi mesi una sorta di 'Costituzione economica' che avevano posto però al sicuro, al di fuori della discussione in sede di Assemblea Costituente. Saggiamente, ad esempio, Einaudi aveva evitato che si facesse menzione della Banca d’ Italia nel testo costituzionale". (G. Carli, Cinquant’anni di vita italiana, Laterza, Roma-Bari, 1996) citato da Orizzonte48.

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  27. che disperazione - non le cadono le braccia nel vedere che tranne due lettori, nessuno sarà mai in grado di risponderle anche se la domanda è fatta ad essi?

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  28. Dopo aver riflettuto sulla "piddinitas juridica", su Dante, guelfi e ghibellini, Mosca dei Lamberti e la rottura di "patti" che scatenano guerre fratricide, mi è sembrato curioso osservare come, in relazione alla seconda domanda del Professore, emerga una caratteristica comune ad entrambi i protagonisti del famoso divorzio del 1981 (la "congiura aperta").
    Questa caratteristica trova origine nelle biografie di Ciampi e Andreatta.

    Cominciamo con il secondo:
    "Durante la prima guerra mondiale il padre, suddito austroungarico, varcò il confine per arruolarsi nell’esercito italiano. Catturato dai tedeschi, fu deportato in Germania dopo aver rifiutato di rinnegare il giuramento di fedeltà a Vittorio Emanuele III. Rientrato a Trento al termine della guerra, proseguì la carriera di funzionario di banca.
    Andreatta, concluso il liceo a Trento, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Padova, dove seguì, tra gli altri, il corso di filosofia del diritto di Norberto Bobbio e il corso di economia politica di Marco Fanno. Negli anni universitari sviluppò un progressivo impegno sociale e politico. Iscritto alla Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI), si avvicinò alla corrente dossettiana della Democrazia cristiana (DC) attraverso la rivista Cronache sociali. Nel 1950 conseguì la laurea, ottenendo il riconoscimento di «miglior laureato dell’anno».
    Dopo la laurea iniziò a frequentare, come assistente volontario, l’Istituto di scienze economiche dell’Università del Sacro Cuore a Milano, attratto dai tentativi di conciliare le acquisizioni della dottrina sociale della Chiesa con le teorie di matrice keynesiana. All’università entrò in rapporto con personaggi chiave della cultura economica di orientamento cattolico come Pasquale Saraceno e Francesco Vito. L’interesse per le principali correnti del pensiero economico contemporaneo si rafforzò negli anni spesi per specializzarsi all’Università di Cambridge, dove collaborò con esponenti prestigiosi dell’economia postkeynesiana come Nicholas Kaldor, Richard Kahn e Joan Robinson.
    Nel 1956 partecipò con altri studiosi, guidati da Achille Ardigò, alla stesura del programma elettorale di Giuseppe Dossetti – studioso, riformatore ed esponente di punta del mondo cattolico – candidato a sindaco di Bologna. Tra il 1958 e il 1967 pubblicò i primi importanti lavori accademici (Distribuzione del reddito e accumulazione del capitale, 1958; Calcolo economico e programmi di sviluppo, 1961; Il governo della liquidità, 1967). Nel 1961 sposò Giana Petronio. Subito dopo il matrimonio, dal quale nacquero i quattro figli Tomaso, Eleonora, Filippo ed Erika, fu chiamato dal Massachusetts Institute of technology (MIT) a far parte di un gruppo internazionale di consulenti della Plannig Commission del governo di Jawaharlal Nehru in India. Tra gli esperti del gruppo figurava anche il futuro premio Nobel per l’economia Amartya Sen.
    L’anno successivo divenne professore ordinario di politica economica e finanziaria all’Università di Ancona, nella sede di Urbino. Nel 1962 partecipò al secondo convegno di studio organizzato dalla DC a San Pellegrino Terme, presentando una relazione in cui affrontò diversi aspetti del rapporto tra Stato e mercato, in particolare l’importanza della separazione tra potere politico e potere economico e la necessità di garantire la concorrenza attraverso la costruzione di regole di procedura imposte dall’autorità statale (Pluralismo sociale, programmazione e libertà, 1963). Il convegno segnò l’inizio della sua collaborazione con Aldo Moro, di cui divenne consigliere per la politica economica."
    < segue


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  29. > segue

    Avrete notato il rilievo sulla "separazione tra potere politico e potere economico" e la "necessità di garantire la concorrenza".

    Beniamino in ebreo (oddio, ho detto ebreo, se mi sente la Boldrini....)significa "figlio della destra", cioè fortunato, prediletto. Forse era un segnale premonitore....
    Non vi saranno sfuggiti alcuni dettagli: figlio di funzionario e direttore di Banca, la laurea in giurisprudenza, la frequenza come assistente volontario presso l' Istituto di Scienze Economiche dell' Università del Sacro Cuore a Milano e nel 1962 la nomina a professore ordinario di politica economica e finanziaria .
    La biografia è tratta da questo sito:
    http://www.treccani.it/enciclopedia/beniamino-andreatta_(Dizionario-Biografico)/
    E questa la biografia di Ciampi:
    "Dopo la maturità, concorse alla Scuola normale superiore di Pisa per un posto nel corso di laurea in lettere: nella prova scritta di italiano del concorso trattò di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro e nella prova orale fu esaminato da Giovanni Gentile; superò il concorso classificandosi undicesimo insieme con Scevola Mariotti.
    Durante il suo percorso di studi, compì diversi soggiorni all'estero, in particolare all'Università di Lipsia. Conseguì la laurea in lettere nel 1941, discutendo una tesi in filologia classica e letteratura greca intitolata Favorino d'Arelate e la consolazione Περὶ φυγῆς[7] (relatore Augusto Mancini) alla Normale, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofo Guido Calogero[8] e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, futura moglie. Fu chiamato alle armi nello stesso anno con il grado di sottotenente nel corpo automobilistico e inviato in Albania.
    Nel 1946 sposò Franca Pilla (nata il 19 dicembre 1920), conseguì una seconda laurea, in giurisprudenza, presso l'Università di Pisa e partecipò al concorso che lo fece entrare come impiegato in Banca d'Italia, dove rimarrà per 47 anni (14 da governatore), dopo aver abbandonato l'insegnamento, che era, per sua stessa ammissione, la vera grande passione.[14]
    Dopo la laurea in Lettere aveva infatti ottenuto una cattedra di Lettere Italiane e Latine al Liceo Classico "Niccolini e Guerrazzi" di Livorno, dove sono ancora conservati i documenti che attestano il suo passaggio dalla Scuola alla Banca d'Italia. Nello stesso anno s'iscrisse anche alla CGIL e ne conservò la tessera fino al 1980. Nel 1960 fu chiamato all'amministrazione centrale della Banca. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978.
    Nell'ottobre del 1979 fu nominato governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Ufficio italiano dei cambi nel pieno della bufera che aveva travolto l'istituzione dopo il crack Sindona, l'incriminazione del governatore Paolo Baffi e l'arresto del vice direttore Mario Sarcinelli (ambedue poi scagionati da ogni accusa). Ciampi ha dichiarato che «Appena nominato governatore andai a rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli avesse dovuto lasciare la Banca d'Italia, mi dovevano considerare dimissionario»[15].
    Ricoprì l'incarico fino al 1993. Ricevette, l'11 dicembre 1991, laurea honoris causa in economia e commercio dall'Università degli Studi di Pavia." Questa biografia è su Wikipedia.

    Adesso la domanda la faccio io :
    Lascienza ?

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  30. Le nomine del Presidente Carlo Azeglio Ciampi:
    Nomine presidenziali[modifica | modifica wikitesto]


    Carlo Azeglio Ciampi con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel 2005
    Governi
    D'Alema II, 22 dicembre 1999
    Amato II, 25 aprile 2000
    Berlusconi II, 11 giugno 2001
    Berlusconi III, 23 aprile 2005
    Giudici della Corte costituzionale:
    Giovanni Maria Flick, 14 febbraio 2000
    Franco Gallo, 14 settembre 2004
    Sabino Cassese, 4 novembre 2005
    Maria Rita Saulle, 4 novembre 2005
    Giuseppe Tesauro, 4 novembre 2005
    Senatori a vita
    Rita Levi-Montalcini, 1º agosto 2001
    Emilio Colombo, 14 gennaio 2003
    Mario Luzi, 14 ottobre 2004
    Giorgio Napolitano, 23 settembre 2005
    Sergio Pininfarina, 23 settembre 2005

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  31. http://www.studiolegalemarcomori.it/drammatica-decisione-del-tribunale-di-genova-i-disoccupati-possono-essere-assistiti-solo-se-ci-sono-i-soldi/

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  32. 1)
    Vista dal basso della mia ignoranza la costituzione c'entra e non c'entra a seconda del comodo che fa alla politica vedi corte tedesca e corte italiana ; eppoi , sempre col capo chino e genuflesso al terreno, e senza alcuna pretesa di rispondere alle domande ed in particolare alla seconda , direi sommessamente che forse vale la pena di di soffermarsi un momentino anche sul "Trattato costituzionale dell'Unione ", perché il mostro che vomita leggi a tutta randa , leggi che si allungano si ripetono si integrano si correggono si rivedono si aggiornano in continuazione, nasce e si auto legittima lì dentro e sempre lì dentro , per dare una risposta nel mio stile alla cazzo di cane alla seconda domanda , stanno i giuristi, quelli veri quelli boni.
    Va sottolineato che a questo trattato è stata data veste "costituzionale" creando un ibrido senza precedenti poichè il tentativo di fare la costituzione europea fu bloccato da francia e olanda nel 2005 ( evidentemente i media là non erano ancora riusciti a finire il lavoro ) ... allora per metterla in culo al popolo rompicoglioni e per fare presto i tecnocrati europei del tecnojure (vera odierna metastasi del tessuto politico sociale ) scelsero la forma del trattato internazionale “costituzionale” che permetteva di evitare il voto diretto del popolo ; che il volgo voti er parlamento europeo che tanto nun conta ncazzo e i parlamenti nazionali , tutti pro europa, e che quindi approveranno tutto e anzi saranno tutti più o meno eletti in un tempo in cui il trattato non sarà ancora stato scritto ; tra l’altro così si dà pure un colpo alla botte perché è proprio la Costituzione che impedirà al popolo di ratificare via referendum il consenso espresso ad occhi chiusi dai parlamenti/paraculi nazionali .

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  33. 2)
    Cio detto, e premesso che l’art 1 predica l’unione sempre più stretta ( Federazione ? Confederazione ? No lo famo strano famo Lunione ) fra i popoli d’europa e che le decisoni siano prese nel modo più trasparente e vicino ai cittadini possibile ( dice proprio cosi ) , Esso Trattato prevede tre competenze legislative : riservate agli stati ( sicurezza imposte dirette difesa politica estera ) , riservate all'Unione ( politica monetaria ovverosia euro , commerciale comune , regole sulla concorrenza per il funzionamento del mercato interno ) , e poi le cosiddette concorrenti tra stati e Unione , che sono un tot e sulle quali Lunione dovrebbe intervenire, a rigor di trattato, peraltro solo in via sussidiaria e in modo proporzionale alla vera necessità , e dove invece interviene, con palese vizio di eccesso di potere , in modo smodato e parossistico ( nelle annate buone la raccolta di leggi contenute nelle gazzette ufficiali europee può arrivare anche a quarantamila pagine ) .
    E poi ci sono , sempre previste da Esso , le “Politiche dell’Unione” dove sono indicati gli innumerabili obiettivi da perseguire per fare l’omo eurobono , l’omo euromedio ; ed è proprio sfruttando quest’enorme distesa di competenze politiche che leuropa ha cominciato a produrre , a tonnellate , le sue regole sempre più onnipresenti e pervasive (perché se vuoi far venire a galla i pesci devi intorbidare le acque), che gli stati nazionali ,in primis il nostro, per pura soggezione si ingugnano.
    Pertanto , per farla breve , i giurisperiti , non è che non c’erano , perchè i rimedi per arginare contenere e financo per uscire dall’Unione ci sarebbero e sono il frutto delle loro elaborazioni giuridiche , ma piuttosto mancano i politici europei , poiché quelli che ci sono , tranne i nostri , fanno i cazzi dei loro paesi. Il vero Palazzo europeo , il vero centro di potere sono il gruppo “Mertens “ coi suoi 250 tavoli di lavoro ed il COREPER dove si adunano gli ambasciatori europei e davanti a quei tavoli strisciano come minus habentes i nostri vermi più o meno ipocriti o davvero complessati nel loro divenire o far finta di sentirsi sempre più piccoli e impotenti di fronte alla globalizzazione , al nuovo ordine mondiale , alle nuove tecnologie , che solo leuropa, come è stato inculcato, può affrontare. E’ evidente che quella propria delle elites dei tecnojuristi di lassù è un tentativo di imporsi come monarca clandestino utilizzando lusinghe per i politici e gli accademici e bombardamenti mediatici a tappeto per inebetire le menti e agendo con la compiaciuta complicità di chi da tali circostanze sa avvantaggiarsi indirizzandole verso i propri interessi e ben al riparo dal processo elettorale .

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