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giovedì 11 maggio 2017

Breve storia triste

(...leggetela senza cliccare sui link - tanto non lo fate mai! Poi provate a indovinare il protagonista. Poi cliccate sui link per avere la risposta...)

(...chi non obbedisce alle istruzioni avrà un figlio Erasmus...)




C'era una volta un macellaio dal grembiule rosa. Il capitale gli chiese di far entrare il paese in un accordo monetario insostenibile, per schiacciare i lavoratori con la svalutazione interna. Lui lo fece e riuscì nell'intento. Ne conseguì una guerra: lui morì male, e i lavoratori sopravvissuti, per un po', vissero bene.





(...e ora, se avete altre storie che non siano wishful thinking, siete ovviamente liberi di raccontarle: coi link, però...)

88 commenti:

  1. Quattro righe e tre link che valgono quanto dieci libri e 200 ore di dibattiti televisivi. Ah la SStoria...

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  2. Ho rispettato le istruzioni, e non per timore del figlio Erasmus (i miei figli se ne sono sempre battuti i cabbasisi dell'Erasmus, e per fortuna mia, che sennò avrei ora nipotini multiculturati e/o multicolorati). Lì per lì ho pensato a Ciampi, ma non mi tornava il fatto della guerra, almeno passata, ché di quella futura... Poi ho likato e... sorpresona!
    Comunque, a proposito del fascismo new style, credo vi sia un filo rosso che lo unisce con quello d'antan, e il filo rosso è il grande capitale, magari con intercambio parziale di attori (la finanza al posto degli agrari) e di maschere (in senso greco, ma anche marxiano).

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    1. Si pensi che i figli multiculturati et colorati
      li ho io che non ho nemmeno fatto l'Erasmus
      ( esisteva, che era gran novitá, ai miei tempi giá ma decisi di snobbarlo ).
      Sicché non si ritenga a salvo.
      Il faccione di Mussolini peró mi si é materializzato davanti subito al "morí male". Senza barare.
      Niente Erasmus allora per i miei 2 baldi multitutto figliouli.
      Gli combino invece dei matrimoni adeguati di convenienza.

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  3. C'era una volta un economista e il suo presidente liberista.
    Decise di far entrare il suo paese in un aggancio monetario insostenibile nel 1991, che finì, tra le altre cose, per schiacciare i lavoratori con un'alta disoccupazione e a massacrare le finanze pubbliche e il CA del suo paese.
    Le conseguenze portarono una crisi con conseguente default.
    Lo ricordiamo anche come il padre del corallito che tanta confusione ha portato presso un consigliere economico del maggior partito italiano.
    Qui un approfondimento.

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    1. La moneta argentina si chiama corrallito con due R
      Ti avverto perché non sapendo come si scrive rischi di non trovarlo nell'elenco dei cambi.

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    2. Ma con una L.
      Io e te non lo troveremo mai.

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  4. pfiuuuu!.... Mio figlio non farà l'Erasmus...

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  5. Per non dare adito a equivoci: "sennò ora avrei nipotini multiculturati e/o multicolorati" a gravare ulteriormente sul mio reddito.

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  6. Allora...un personaggio col grembiule rosa mi sa tanto di socialista,che poi dalla guerra che ne scaturì mori male(lui) e gli operai sopravvissuti vissero bene "per un po'" e qui mi sa tanto di anni 90...mmm...Craxi?..vado a vedere su i Link attivi CIURO CHE NON HO SBIRCIATO!...perciò niente maledizione Erasmus,d'accordo!(sempre se ci ho preso)

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  7. Manco questa volta ci ho preso,vabbè almeno non ho barato.

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  8. Benito Mussolini. L'indizio principale è stato: "lui morì male..."

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  9. Quando asfalti così...puoi accompagnare solo!

    Ciao, buon lavoro.
    Paolo

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  10. Sono indeciso fra Prodi e Bertinotti

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  11. Mi fermo al grèmbio e al grembjale.
    Non cambia,
    finirà male.

    (Alessandra/Cassandra da Firenze)

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  12. L'ho indovinata senza link ma per pura fortuna, giusto qualche giorno fa avevo letto di un Mussolini portato al potere grazie ai finanziamenti degli industriali dell'epoca. La parola "guerra" poi mi ha dato il secondo indizio.

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    1. "Mussolini portato al potere grazie ai finanziamenti degli industriali dell'epoca". Ovverossia:
      "È quando la Confindustria si decise a gettare il peso della sua forza economica, sociale, la sua stampa, i suoi giornali, a passare dalla parte del fascismo, è da allora, dalla fine del ‘21, che il fascismo vince definitivamente la sua battaglia. Prenderà il potere poi nell’Ottobre del ‘22. Ma l’elemento che decide la vittoria del fascismo è il passaggio della Confindustria da quella parte". Lelio Basso, "Le origini del fascismo".
      Da: http://orizzonte48.blogspot.it/search?updated-max=2017-04-29T14:11:00%2B02:00&max-results=6&start=6&by-date=false

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    2. Sì però così rovinate il "gioco"...

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  13. Io che in storia sono sempre andato male, chiedo.
    Nella breve storia triste si afferma che la guerra fu conseguenza della riuscita dell'accordo monetario insostenibile.

    Qualcuno può spiegarmi tale relazione in modo più specifico o indicarmi dove documentarmi?

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    1. Anch'io, però cercavo di sopperire studiando e credo di poter affermare che dopo la prima puttanata qui descritta, si alleò con la Ger-mania. Quelli che, come dice il colonnello Muller in un bel film di Rossellini, "questa guerra è necessaria perchè è giusta". Fu fatale!

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    2. "Nella breve storia triste si afferma che la guerra fu conseguenza della riuscita dell'accordo monetario insostenibile."

      L'opinione di tutti i maggiori storici del Fascismo è diversa.
      Il Fascismo aveva una sua ideologia ben precisa, sebbene non completamente codificata e al centro di questa ideologia c'è la "guerra".
      Questo concetto è presente in tutte le affermazioni di Mussolini dalla fine della Prima Guerra Mondiale in poi, essendo la guerra uno dei catalizzatori del nascente movimento fascista.

      "La guerra sta all'uomo come la maternità sta alla donna"

      è una delle tantissime affermazioni ma nel corpus idologico fascista la guerra assume diversi aspetti:
      - guerra come igiene del mondo (vedi il futurista Marinetti;
      - guerra come mezzo per modificare il Trattato di Versailles;
      - guerra come mezzo per la costruzione dell'Italia imperiale;
      - guerra come mezzo per la creazione del Nuovo Uomo Italiano.
      E' impossibile separare la "guerra" dal Fascismo e basta dare un'occhiata ad un qualsiasi documentario per capirlo: sono tutti in divisa. Lo stesso PNF sin dalla sua fondazione è organizzato avendo come modello l'esercito e le sue gerarchie (l'ordine gerarchico, vedi Gaetano Mosca, è fondamentale
      nell'ideologia fascista.)
      L'Italia fu volutamente trasformata in una gigantesca caserma e non appena la situazione economica lo permise, iniziò il periodo delle guerre. Tra il 1930/1931 in Libia, poi nel 1935 con una guerra su vasta scala con l'Etiopia, poi l'intervento massiccio nella guerra civile spagnola nel 1936 ed infine nel 1939 con l'occupazione militare dell'Albania.

      Per il lato "militare" della guerra ti consiglio le opere del miglior storico italiano, Giorgio Rochat.
      Se ne occupano approfonditamente anche il Prof. J. Gooch e MacGregor Knox (quest'ultimo analizza in special modo il lato economico).
      Per il lato "ideologico" della guerra ti consiglio le opere di Emilio Gentile ma soprattutto questo:
      "Nascita dell'idologia fascista" del Prof. Zeev Sternhell dove sono esposti i punti di contatto tra la Prima Guerra Mondiale e l'ideologia fascista.
      Altri ottimi studi sono quelli del Prof. James Gregor e del Prof. Stanley Payne.
      Per il lato diciamo "politico" della guerra le opere del Prof. Juan Linz e qualcosa di D. Mack Smith.

      Un ultima cosa. La prima guerra che conduce il Fascismo avviene tra 1919 ed il 1922 in Italia ed è quella contro i socialisti (ed i popolari) e più in generale contro il concetto stesso di "democrazia"
      E' la più dimenticata delle guerre ma è quella che ha generato il Fascismo: lo Squadrismo.

      Chinacat

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    3. Sì, può confondere il fatto che Mussolini si dichiarasse nei primi anni contrario alla guerra, ma questo è coerente con il suo essenziale opportunismo.

      Qualcuno lo aveva capito da subito, da ragazzo, http://lombardia.anpi.it/voghera/capitinifascismo.htm.

      Mi piace pensare che l'opportunismo e la spregiudicatezza in fondo siano ciò che sdogana la guerra, quando beninteso le condizioni sono mature, o quando alcune forze in gioco fanno pressione.

      Per cui, più che leggere i programmi, ho un'avversione istintiva e tendo a mettere in guardia verso vari personaggi, le cui sparate sono indice chiaro di opportunismo. Anche se e quando dicono cose giuste e giurano e spergiurano che non cambieranno idea.

      Forse concordo con chi dice al post precedente che non serve nessuna rivoluzione o nuova ideologia - tutto à scritto in costituzione. Solo è difficile cacciare i mercati dal tempio.

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    4. Ma scusate.
      Qual'è volete che sia l' esito delle "teorie" liberiste o "neolireriste" (come le chiamava Einaudi negli anni '20) ?

      Dove andrà a parare il "supremo" valore della concorrenza (al ribasso).
      La guerra è una sorta di realizzazione della mitica conconcorrenza perfetta.

      Dove pensate che finiscano le politiche deflattiva del lavoro? Svalutare il lavoro significa Svalutare l' uomo. L' ultimo stadio della svalutazione dell' uomo e delle sue opere (lavoro) si chiama guerra.

      Prima vengono gli "scudi rossi" alla Melenchon-Tsipras poi i neri.


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    5. Guardate che è un pezzo che si fanno le guerre, da molto, molto prima che ci fossero le teorie liberiste, le unioni monetarie, Einaudi, la concorrenza perfetta, le politiche deflattive del lavoro, il fascismo, Einaudi e Mussolini, cose importanti che però non spiegano tutto.

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    6. Ci sono molti modi di sopravvalutare un cambio reale, e il commercio esiste da prima che ci fosse la Cina. La pastrufaziana latitudine di visuali non incontra le mie simpatie perché spesso è il rifugio dialettico dei piddini. Tu sei meglio di così. Ci vuoi raccontare che ci si è scannati per uno iota? Se ce lo dici ci crediamo.

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    7. No, vi voglio dire che l'economico è importante, importantissimo, ma non spiega proprio tutto fino all'ultima molecola. Ci sono anche il politico, il culturale, il religioso, e il fatto apparentemente banale, ma se ci si pensa meglio enigmatico, che l'uomo è un essere di ineguagliata pericolosità, in confronto lo squalo bianco è un animale da compagnia.

      Poi, se interessa leggere che ne penso della questione fascismo/liberalismo, "fascismo braccio armato del grande capitale" sì/no, ho appena risposto a Eliana il calce al post "Euro e politica", e senza fare un trattato ho esposto il mio punto di vista.

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  14. Questa la prendo di sicuro senza barare e senza guardare altri commenti: M. (grembiule rosa, quota 90, II Guerra Mondiale, Piazzale Loreto, dopoguerra). Torna tutto.
    E ora vado a vedere.

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  15. Linkato. Non ci ho preso. Fino a "riuscì nell'intento" pensavo a Prodi; i passi successivi "morì male" e "ne conseguì una guerra" non mi tornavano ovviamente, anche se l'attacco del capitale agli Stati è in effetti una guerra. e Prodi è vivo, o almeno lo sembra. Ma una cosa avrebbe dovuto mettermi sull'avviso: digitando "linkato" il correttore automatico suggerisce "linciato"…

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  16. non l'ho indovinata neppure dopo la casuale lettura ieri di Lelio Basso e della sua magistrale descrizione del fascismo.

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  17. Incredibile, ma questa volta c'ho preso! Merito della guerra (che non capita fortunatamente tutti i giorni) e del "morì male". In effetti che avesse fatto gli interessi del capitale mettendo in riga i lavoratori lo avevo capito già da me e mi era stato confermato leggendo i giudizi ex post dei padri costituenti.

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  18. Storia triste: vivo in un paese dove la disoccupazione giovanile è almeno al 40%. Le pubblicità di moltissimi prodotti però sono rivolte proprio a loro. Triste e schizofrenico spaccato di vita

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  19. La giubba rosa mi ha tratto in inganno. Si trattava infatti di giubba rossa, se non sbaglio il Benito era un socialista dell'ala massimalista, poi separatosi dal partito per poter fondare con le tangenti inglesi il suo giornale e fare propaganda interventista.
    Le giubbe rosse mi ricordano poi un certo Giuseppe G. Che con la promessa di dare la terra ai contadini, e con le tangenti inglesi, costrinse il sud Italia ad un unione nazionale, salvo poi arrivare l'esercito a impiccare coloro che la terra la volevano davvero.
    Le giubbe dei garibaldini erano veramente destinate ai macellai del sud America, e trafugate per essere usate dai mille.
    Il Chiar.mo Prof. Bagnai insegna che il rosso piace ai macellai.
    Vorrei aggiungere una nota, nell'URSS/Russia non si parlva mai di Nazismo ma di fascismo, per non confonderlo con il loro regime chiamato:nazionalsocialismo.
    Ma quando penso all'inghilterra il mio pensiero va al Socing (Orwell aveva capito tutto)
    Per questo penso che gli -ismi sono tutti pericolosi.
    A mio parere, l'unica strada è eliminare le distorsioni che fanno del nostro sistema una finta democrazia. Ma constatare che il dibattito politico Italiano verte costantemente sul tipo di legge elettorale migliore per gabbare il popolo, non mi fa ben sperare.

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  20. Chi sia o non sia mi non mi sembra decisivo...visto che è un storia che si ripete...quello che conta è sapere leggere la storia che si ripete nelle varie realtà, fatte di personaggi che cambiano solo volto ma rimangono attori degli stessi meccanismi perversi.

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  21. Comunque prof bagnai grazie per questa chicca succulenta !

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  22. Ho indovinato solo grazie a Correttore di Bozzi che in un commento pochi post fa ha citato quota novanta, e io da curioso (patologico) e ignorante totale mi son letta tutta la storia su Wikipedia. Secondo me Alberto è stato ispirato dallo stesso commento, che infatti vedo che ha linkato. Ho indovinato anche questo? :-)

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    1. Sono solo sei anni che confronto quota 90 con l'euro. Adesso ho capito perché quando mi leggete non capite molto: perché non mi leggete!

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    2. Azzardo: 1992(conseguenti "riforme"e privatizzazioni):IGM=1996:ritorno al gold standard.
      Anche la disonestà intellettuale di Barry Eichengreen (che non legge ciò che scrive lui stesso) contribuirà ad un esito catastrofico.

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    3. E, aggiungerei, più in generale con il gold standard. Sono sempre in attesa del belga di turno, ma non dispero

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  23. Questa è difficile.

    "...In linea con le teorie economiche liberali rivelatesi poi disastrose, secondo cui una minore spesa pubblica avrebbe avviato la ripresa economica, la matita a metà strada tra la dura e la morbida tagliò drasticamente le spese statali. Si aspettava che la crisi economica sarebbe per un certo tempo peggiorata prima di iniziare a migliorare...a causa del taglio drastico della spesa effettuato in uno stato già in crisi, il livello di disoccupazione in soli 3 anni peggiorò incredibilmente, arrivando a sfiorare il 40%, giustificando il tutto con la promessa di una ripresa economica che mai ci fu. Il disastro sociale così causato può considerarsi uno dei motivi principali che crearono l'humus adatto all'ascesa successiva di Nostro Signore Di Ascoli Piceno"

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    1. Perdoni, mi spiega in modo un po' meno criptico qual'è il legame fra il Partito Nazista ed Ascoli Piceno (il suo link)? Qualcosa in mente mi viene, ma non vorrei aver frainteso. Nell'eventualità, grazie.
      Toussaint

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    2. Era un indizio: semplicemente le lettere maiuscole (si poteva intuire dalla preposizione scritta in maiuscolo) formano NSDAP. In quel momento con AP mi venne in mente solo Ascoli Piceno, sfortuna sua. Cosa le è venuto in mente, di grazia?

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    3. Spiegazione opportuna. Quanti avrebbero capito? Non mi era venuto in mente niente d'importante. Grazie. Toussaint

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  24. Secondo me è molto ingeneroso,tenuto conto naturalmente del diverso periodo storico, paragonare il macellaio col grembiule rosa(che alcune idee favorevoli al popolo aveva, alcuni provvedimenti positivi realizzò a suo beneficio e fu meno crudele di tanti dittatori del suo tempo) agli attuali famelici pescecani euronazisti moderni.Sono più beceri,arroganti,avidi ed antipopolari.
    Ovviamente razzismo antisemita,guerra,alleanza con i germanici e guerra civile furono colpe immonde.Ma allora la vera democrazia era privilegio di pochi stati e di pochi popoli.

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  25. Mi vien da piangere,mia nipote, farà l'€rasmus. Sigh!

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  26. Anche quello che ho letto qui (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/11/lavoro-la-bce-toglie-il-velo-delle-convenzioni-statistiche-i-disoccupati-sono-il-doppio-di-quanto-dicono-i-dati-ufficiali/3577942/) è triste.. hanno trovato il problema ma non la causa..

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  27. Se ho indovinato è solo grazie alla lettura del blog.
    Grazie a tutti.

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  28. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/11/lavoro-la-bce-toglie-il-velo-delle-convenzioni-statistiche-i-disoccupati-sono-il-doppio-di-quanto-dicono-i-dati-ufficiali/3577942/

    A volte si tirano la zappa sui piedi da soli oppure hanno raggiunto il limite di bugie che si possono raccontare in un anno già a maggio?

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  29. Mi hanno raccontato un altro particolare di questa triste storia. Sembra che all'epoca, oltre al macellaio dal grembiule rosa, esistesse anche un macellaio dal grembiule rosso, anzi rossissimo, che era tanto un bravo macellaio, ma che si era messo in proprio per fare concorrenza al capitale, proprietario di tutte le altre macellerie. Sembra che fu proprio grazie al macellaio dal grembiule rosso (cioè alla sua esistenza, non al suo operato) che, dopo la guerra, i lavoratori poterono stare un pochino meglio. Temo quindi che se la storia si ripetesse oggi, l'epilogo della storia triste sarebbe sarebbe ben più triste. Il problema è che i maiali non prendono coscienza del loro essere maiali, e così quando un maiale viene portato al macello gli altri dicono: "Guarda che porco, ben gli sta!". Pare che ci siano due o tre saltimbanchi che se ne vanno in giro con un enorme specchio e che provino a dire ai maiali: "Guardati, sei un maiale!", ma che stanno sperimentando quant'è difficile far capire ad un maiale cosa sia lo specchio, così che spesso i maiali rispondo "No, ma quello non è un maiale", oppure "No, ma quello non sono io", etc. etc. Certo, da quando il capitale sta introducendo nuovi maialini dal pelo scuro, i maiali autoctoni qualche domanda sembrano farsela. Ma il problema è sempre quello: invece di prendersela con il capitale, sarà maiali bianchi contro maiali neri (o maiali a pelo corto contro maiali a pelo lungo, etc.).

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  30. ...delusione: il Paese subì - non scelse - la decisione dell'Inghilterra e non si trattò di accedere ad un "accordo monetario", ma di adeguare il cambio. Da qui a sostenere causalmente la guerra di quindici anni dopo mi pare arduo...

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    1. Riflettendo sulla base di cinque anni di vita di goofynomics:
      1-adottare una moneta sopravvalutata rispetto ai propri fondamentali conduce alla compressione della domanda interna.
      2-Gran parte dei paesi si trovano in questa situazione dopo la IGM e sono indebitati, soprattutto verso gli USA.
      3-GLi aumenti di produttività negli USA (taylorismo), non trovando adeguata domanda né interna né estera, spinge i risparmiatori a gonfiare bolle azionarie.
      4-scoppia la bolla
      5-Tutti i paesi per salvare l' euro...volevo dire il gold standard, fanno politiche di austerità. (Eichengreen scrive che con la flessibilità del cambio non si sarebbe arrivati alla crisi del '29, o comunque non sarebbe stata così profonda e persistente (in Gabbie d' oro per esempio, ma pagato dal sole 24 ore oggi fa finta di non averlo scritto, ma credo non siano i soldi di quei falliti a dirigere le sue scelte intellettuali e politiche).
      6-da questa crisi si può uscire solo con l' unico keynesismo che le élite tollerano, quello militare.

      Ovvio, lo schemino proposto è il basso, la ritmica della storia, non lo spartito dell' intera orchestra.
      Qualche strumento in più lo si trova in Italia può farcela e nel profondo di questo blog, ma ci vuole tempo.

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  31. Per i lavoratori italiani era già finita male da quando il Capitale appoggiò e finanziò l'ascesa del macellaio con il grembiule rosa. Da lì in poi poteva solo andar peggio.

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  32. Il dibattito se l' eurismo possa essere o meno denominato fascismo rischia di essere fuorviante. Alberto ha semplicemente posto la riflessione che non esiste nessun "fine della storia", esiste la lotta di classe, la rigidità del cambio, sistemi elettorali maggioritari fanno parte della cassetta degli attrezzi del capitale per aggredire il lavoro. Il fascismo storico è appunto solo una particolare manifestazione in una detrminata contingenza (ben descritta da Luciano Barra Caracciolo).
    Per fascismo Alberto ha chiarito di avere sempre inteso un sistema di governo autoritario e classista. L' indipendenza delle banche centrali ne costituisce un fondamentale grimaldello isato appunto per rendere inapplicabili le Costituzioni del secondo dopoguerra.
    Per quanto riguarda la lotta a livello ideologico rimane ferreamente impressa nella mia mente un commento en passant del professore: sono settant' anni che le élite non fanno altro che impegnarsi per sterilizzare il pensiero di Keynes.
    In fondo è la stessa identica osservazione che Sergio Cesaratto descrive nel suo 6 lezioni di economia parlando di come la pasticciata teoria econonica ottocentesca aveva un unico fine: rimuovere ideologicamente il conflitto distributivo tra salari e profitti che emergeva così ben chiaramente dal classico Ricardo (che Marx ben conosceva).

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    1. ERIK BABINI

      Guarda Erik che se il fascismo è "un sistema di governo autoritario e classista" sono fascisti quasi tutti i regimi politici della storia universale dalla comparsa sulla terra dell'homo sapiens in poi.

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    2. Bene, Roberto. Allora però ci devi spiegare il movente profondo di questa tua visibile smania di cambiare le cose, visto che affermi l'ineluttabilità della sopraffazione. In questa visione, l'unica ipotesi logicamente coerente è che tu non voglia cambiare la musica ma i suonatori, passando dal ruolo di "suonato" a quello di "suonante". Aspirazioni legittima, ma...

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    3. Che risposta impulsiva Roberto.
      L'obiettivo di quasiasi movimento delle classi subalterne è far cedere la classe sfruttratrice (semplifico, esiste un conflitto distributivo anche tra capitale debole-come lo ha definito Porcaro-e i suoi dipendenti, e una certa destra ha capito che è interesse dei piccoli e dei dipendenti difendersi dal grande capitale apolide) e forzare l' indirizzo politico di governi e parlamenti all' istituzionalizzazione di quanto ottenuto. Un conto è regolare il conflitto entro certe regole un conto è farlo con altre.
      Un conto è esercitare il diritto di sciopero in un contesto di repressione finanziaria un conto è esercitarlo quando gli Stati non possono mettere becco sulla decisione di un' azienda a delocalizzare.
      Un politico ha diversi incentivi se lo Stato può finanziarsi monetizzando il deficit mediante la sua banca centrale o creare debito a tasso nullo perche la banca nazionale acquista l' invenduto al tasso nominale indicato dal tesoro.
      Può spendere (il limite è il vincolo esterno della bilancia dei pagamenti ma vuoi mettere con la situazione attuale?), creerà clientele, gli converrà, converrà al suo partito un sistema di aziende statali per piazzare uomini ma anche per far progredire l' economia del paese allentando quel vincolo.
      Il keynesismo non è morto di morte naturale per limiti fisiologici (come mi volevano far credere all' università), ma con dei pretesti menzogneri-a volte pure dicendo la verità-e qui sarebbe da fare una fiflessione a parte-sono state modificate le isituzioni dell Stato che garantivano un certo equilibrio tra interessi legittimi in conflitto.
      Questo è il tema.

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    4. E te lo spiego subito, Alberto. Non sono nè comunista, nè anarchico, nè genericamente utopista, e quindi non credo possibile l'edificazione di un regime politico in cui non vi sia chi comanda e chi obbedisce, chi dirige e chi è diretto. Penso anzi che chi prova ad instaurarlo, questo regime utopistico, faccia inesorabilmente dei disastri epocali (v. GB Vico, "eterogenesi dei fini"). Aggiungo che nel mio vocabolario, "comandare/dirigere" non è immediatamente identico a "sopraffare", anche se la forza è elemento indispensabile di ogni potere, compreso il più democratico e delicato.
      Però c'è modo e modo di comandare e obbedire, modo e modo di dirigere e di essere diretti, in una scala che va da "Buono", passa per "Accettabile" e finisce in "Intollerabile e Mostruoso". La UE non mi sembra "Intollerabile e Mostruosa" (almeno non ancora) ma mi fa notevolmente schifo, per tante ragioni tra le quali figurano anche la disoccupazione di massa, la distruzione della base industriale italiana, etc. (più altre che ometto per brevità). Mi va anche bene, come fonte di legittimazione del potere di chi comanda e dirige, l'investitura democratica su base nazionale e democratica, altra cosa che con l'UE non è compatibile. Non ritengo che sia l'unica forma di legittimazione del potere possibile, accettabile e benefica (sulla valutazione comparata dei regimi politici condivido il parere di Aristotele, vecchio ma sempre buono); ma nelle presenti circostanze storiche mi sembra senz'altro la migliore, quindi ci tengo, e gradirei se possibile ripristinarla. Eccallà la spiega, che come vedi non richiede divinazione di mie eventuali, tardive e ridicole ambizioni di accedere al laticlavio. Insomma, vorrei stare meglio, o almeno non stare peggio, io, i miei figli, i miei compatrioti, e se possibile anche gli altri europei.

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    5. E infatti, Erik, questo è il tema di oggi, ripeto di oggi, e lo hai descritto bene. Volevo solo ricordare che siccome tutti, ma proprio tutti i regimi politici hanno bisogno, per sussistere, di una autorità/potere, e una o più classi o ceti che detengono l'autorità ed esercitano il potere (anche i sacerdoti e i guerrieri dell'antico Egitto, per esempio) definire "fascismo" l'autorità e la classe che la esercita allarga tanto l'insieme definito che esso non significa più nulla, si finisce per non capirci niente. Anche nelle democrazie a suffragio universale ci sono l'autorità e il potere, che il popolo, come fonte della sovranità, legittima, ma che non esercita direttamente, per il semplice fatto che un esercizio diretto del potere da parte di tutto il popolo è impossibile, così come l'autorità non può essere detenuta da tutti, ma solo da apposite istituzioni o persone.

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  33. Vi racconto anche io una storia triste. C"era una una volta un signore coi baffetti, molto amico,anzi ammiratore, di quello con il grembiule. Prese un paese allo stremo, con una inflazione stellare e decise questo: fan culo il regime della finanza apolide mondiale, fanculo il golden standard! La banca centrale è mia e la moneta la stampo come e quando voglio: e chissenefrega se non ho abbastanza oro. anzi, mi vendo pur qul poco che mi rimane. Risultato: Moneta stabilizzata, paese rifiorito, disoccupazione azzerata. Ma potenze plutocratiche a tal punto infastidite da questo inaccettabile modus operandi, da dichiarargli guerra con un banale pretesto: salvare Danzica, una meravigliosa città d'arte. Come si vede, Svolgimento della storia esattamente opposto a quella dell'omino dol grembiule, ma finale sosprendentemente Simile...

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    1. Mi scusi ma oggi ho casualmente finito di leggere questo libro:

      https://www.ibs.it/nascita-del-terzo-reich-libro-richard-j-evans/e/9788804556008

      L'autore del libro è questo, una delle massime autorità sul Terzo Reich:

      https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_J._Evans

      Non da ultimo è stato il consulente per la difesa durante la causa Irving vs Lipstadt:

      https://en.wikipedia.org/wiki/Irving_v_Penguin_Books_Ltd

      Non so a cosa si riferisca nel suo racconto perchè i libri di storia sul Terzo Reich la raccontano in maniera molto ma molto diversa.

      Chinacat

      PS

      Io spero sempre che intervenga qualcun'altro a sottilineare certe "inesattezze" ma alla fine resto sempre con il cerino in mano.
      La storia, come l'economia, è una materia molto seria.

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    2. Credo che in realtà tu non abbia nulla da dire perché altrimenti lo avresti detto, avendoti dato io il permesso di farlo.

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    3. Il 3° Reich nel 1939 era praticamente in bancarotta, ma con un apparato militare gigantesco, tutto andò in spese militari. Unica via d'uscita iniziare una guerra di saccheggio contro i suoi vicini, specialmente ad Est (Lebansraum).
      Puro atto di disperazione, siccome le 3 potenze Francia, UK, USA avevano un out put industriale 10 volte più alto che il 3° Reich. Il 3° Reich incominciò una guerra che non poteva vincere già dal inizio e così accadde.

      "Wir haben nichts zu verlieren, wohl zu gewinnen. Unsere wirtschaftliche Lage ist infolge unserer Einschränkungen so, dass wir nur noch wenige Jahre durchhalten können."
      (Adolf Hitler)

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    4. Ed io La ringrazio, Bagnai-sensei, ma in un certo senso ha ragione. Non penso conti molto la mia opinione, penso conti molto di più l'opinione di uno storico di livello.
      Sul Fascismo e sul Nazionalsocialismo vedo scrivere di tutti ed ogni volta spero che sia qualcun'altro a far notare le imprecisioni perchè non vorrei passare per il "maestrino" con la matita rossa.
      Inoltre, c'è un aspetto che ci terrei a sottolineare ovvero:
      quando nel lontano 2011 ho scoperto il suo blog, sono rimasto colpito dal suo metodo scientifico di proporre la materia economica; e quindi grafici, spiegszioni, citazioni, date, analisi e via di seguito.
      Lei dirà: e bravo merlo, l'economia è una scienza.
      Si, risponde il merlo ma Lei è l'unico che lo fa, oltre ad avere delle eccellenti doti di divulgatore.
      Ed è lo stesso metodo che applicano gli storici che io stimo e leggo: date, citazioni, numeri, analisi e via di seguito.
      Trattano la storia con la stessa serietà e scientificità con cui Lei tratta l'economia ed io lo trovo giustissimo. E' così che si fa.
      Non solo trovo utile sapere coa ne pensa Lei ma trovo utilissimo sapere cosa ne pensa oggi un De Grauwe oppure come la pensava un Dornbusch nel 1996.

      Ma questo è il suo blog, Bagnai-sensei e credo che per i lettori sia molto più utile sapere cosa ne pensa un Emilio Gentile oppure Zeev Sternhell, piuttosto di quel che ne penso io.

      Si può ridere o scherzare quanto si vuole ma resta il fatto che il livello del suo blog si merita, da parte di chi pensa di poter dare un piccolo contributo, della stessa serietà e passione che Lei usa con noi.

      Chinacat

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    5. @ Paolo Caorrado

      Quando il 5 novembre 1937 Hitler convoca una riunione delle massime autorità militari, è già chiaro che il concetto di guerra sta per essere messo in pratica.
      Passerano ancora due anni, poichè né la preparazione militare né quella politica consentivano di iniziare la guerra ma come dici tu, il Terzo Reich si stava avviando alla bancarotta.

      Della riunone in oggetto è rimato il famoso Memorandum Hossbach, anche se dopo la pubblicazione del libro "Il ‘Protocollo’ Hossbach: la distruzione di un mito" di Dankwart Kluge, il memorandum in oggetto va preso con le molle.

      Quanto all'economia del Reich, questo è interessante, la famosa "bilancia dei pagamenti"

      "What ruled this out were the limitations of the balance of payments.
      Within Germany, any public acknowledgement of the trade-off between civilian and military priorities was taboo. But foreign observers were not subject to the same restrictions. The connection between war debts and rearmament had been a staple of international discussion since the 1920s. The increase in Germany's military spending after 1933
      was clear enough even in the published figures of the Reich's budget.
      By the spring of 1934 the foreign financial press was regularly highlighting the contradiction between the exuberant activity of Germany's military and Schacht's claim that the country was unable to service its foreign debt. The conclusion was obvious. If Germany was serious about managing its foreign exchange crisis, if it wanted concessions from its creditors, then it would have to back away from unilateral rearmament"

      (Adam Tooze, The Wages of Destruction, pag. 80)

      L'opera di Tooze viene considerata la miglior opera sull'economia del Terzo Reich, in assoluto la più completa.

      Chinacat

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    6. Riassumendo: salvo errore, tu sei scomparso, lasciando un grande pieno, poi sei ricomparso per criticare, ma non siamo riusciti a capire né cosa, né come, né perché. Tooze sarà un grande storico come Ronaldo un grande calciatore, ma: che c'entra?

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    7. Bgnai-sensei, parte della risposta la trova sopra, a volte mi sento a disagio a scrivere, anche perché il mio "campo di studio" è limitato alla storia militare ed al "fascismo" (italiano e non), argomenti che non riscuotono un grande interesse (a parte il secondo ma più per ragioni di idologia che per amore della conoscenza).
      Io poi faccio l'interprete, non sono un docente di storia, quindi non ho quell'autorità per sostenere certe cose.
      Le faccio un esempio concreto:
      in molti commenti ho visto sostenere la tesi che il Nazionalsocialismo è stato portato al potere dal mondo finanziario ed industriale.
      La stessa cosa vale per il Fascismo italiano.
      E' un argomento importante e lo si nota dal vespaio che scatena ogni volta.
      C'è solo un problema: gli storici non la vedono così... ma io che io che ci posso fare?
      Se scrivo che le cose non stanno affatto così non mi crede nessuno e anche a ragione.
      L'unica cosa ragionevole che posso fare non è criticare ma far notare che quelli che hanno stufiato e studiano l'argomento non la pensano affatto così.
      Cerco e spesso non ci riesco, di fare quello che Lei ha fatto con me: svuotare la tazza e riempirla con un contenuto diverso e di qualità decisamente migliore.

      Chinacat

      Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:

      “Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.

      “Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera.

      Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.

      “Ma che cosa fai?” sbottò il filosofo. “Non vedi che la tazza é piena?”

      “Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro..

      Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

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    8. Caro, lascia che ti spieghi una cosa, anzi: due. Se non sei competente fai comunque bene a non esporti. Intanto, dire "storico" è un po' come dire "economista" o "musicista". Cioè dice poco. Tuttavia, uno storico digiuno di economia sarebbe come un musicista digiuno di solfeggio. Quindi non mi interessa molto quello che puoi aver capito con le tue competenze da altre persone diversamente competenti. Te lo dissi già. Negare il legame fra certi interessi economici e l'affermazione di certe idee politiche è abbastanza astruso, ma se ti fa sentire bene, perché no? Però, vedi, qui il punto è che io non pretendevo certo rifare in quattro righe la storia del fascismo. Volevo solo mettere in evidenza certe similitudini strutturali. Casa mia e Notre Dame, ad esempio, hanno entrambe un tetto e in portone, il che in genere denota una possibile origine umana (i castori, ad esempio, fanno dighe). Niente di più. Comunque tu sai, hai capito, ecc. Benissimo! Quindi io non posso esserti utile (sono sollevato!) e posso dedicarmi ad altri. Va bene?

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    9. "Tooze sarà un grande storico come Ronaldo un grande calciatore, ma: che c'entra?"

      Il libro del Prof. Tooze è il libro più importante sull'economia del Terzo Reich ed è anche l'unico nel quale siano riportati una quantità di cifre ed analisi davvero impressionanti.

      Ma parte da una premessa che è l'esatto opposto di quello che viene comunemente creduto:

      "The idea that Nazi Germany was an unstoppable juggernaut, backed up by a highly industrialized economy, has been central to all accounts of the Second World War. But what if this was
      not the case? What if the tragedy of twentieth-century Europe had its roots in Germany's WEAKNESS, rather than in its strength?"

      Se io affermo una cosa del genere vengo preso per matto. Dato che lo afferma e lo "dimostra" uno storico del calibro di Adam Tooze, non è proprio la stessa cosa.

      Se io affermo che le forze armate tedesche nella 2a GM non erano affatto moderne o tecnologicamente avanzate rispetto a Francia, Gran Bretagna e Russia, è probabile che pensiate che io sia matto perchè tutti sanno della potenza e della forza della Wehrmacht e del Blitzkrieg.
      Chi non ha visto i documentari con i panzer a spasso per l'Europa e gli Stukas?

      Gli storici militari la pensano in modo diverso ma dal mio punto di vista il problema resta: come fare a sostenere certe cose senza rischiare il TSO?
      Problema, e poi chiudo, che Lei conosce bene: "ah, le tesi di Bagnai".... appunto :)

      Chinacat

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    10. Perdonami: qui vengono in molti a sfogare le loro frustrazioni, e a me sta anche bene così. Ma ti rendi conto che questo dialogo è surreale?

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    11. Come Lei mi insegna, Bagnai-sensei, "competenza" ed "autorità" sono due cose diverse e spesso non sono presenti nella stessa persona. Cosa che può creare discreti problemi se mi rompo una gamba ed il primario è l'autorità preposta ad aggiustarla ma non è competente. O se leggo A&G sul Corriere della Sera.
      Bisogna anche saperle distinguere.

      Ho scritto "storia militare" proprio per evitare fraintendimenti e restringere il campo.
      Un esercito, quale che esso sia, è il prodotto della società che lo ha assemblato e dell'economia che lo ha armato. Non solo ma combatte incorporando questi due elementi all'interno del proprio modo di combattere.
      Quando la "falange macedone" incontra la "legione romana" viene sconfitta e la legione romana diventa il nuovo paradigma; ma non ha vinto soltanto una nuova "tattica" sul campo di battaglia, ha vinto un sistema sociale ed economico che era superiore a quello della falange macedone.
      Parecchi secoli dopo è ancora vero e con tutte le differenze del caso, c'è un tetto e c'è un portone.
      Il sistema sociale ed economico messo in piedi dal fascismo fu una catastrofe per tutti, inclusi coloro che avevano certi interessi economici e affermavano certe idee politiche nel far si che il Fascismo restasse in piedi.
      Non avevano capito nulla allora, non lo capiscono oggi, questa è la similitudine strutturale che vedo io.
      Ce ne sarebbero anche altre ma non voglio annoiarla.

      Chinacat

      PS

      Quando Lei usa il kyosaku è sempre utile.

      https://fr.wikipedia.org/wiki/Kyosaku

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    12. Perdonami: spesso ho pensato che si rifugiasse nelle culture altrui chi non era riuscito a fare i conti con la propria. Ad esempio, una certa scoperta di un certo oriente è correlata con quel progetto di deliberato rincoglionimento dei ggiovani che fu il 68 (e quei rincoglioniti ancora ce li cibiamo). Crescendo sono diventato meno eurocentrico. Ci penso adesso mentre constato di apprendere cose anche interessanti, o comunque verificabili, dalla tua lezioncina di storia militare, che comunque non c'entra nulla col tema qui sollevato, che è di storia economica. Quindi sei un troll (oggettivamente).

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    13. Se Chinacat conosce veramente la storia saprà che la storia la scrivono i vincitori.
      Ora tutti sanno che il popolo tedesco è sicuramente stato lo sconfitto nella II GM, tuttavia è forse (se non è un troll) è bene ricordargli che "chi conta veramente" ovvero gli industriali tedeschi (le dinastie Siemens, Porsche/VW, Quandt/BMW, ecc. ecc.) che sarebbero poi quelli che attualmente profittano dell'Euro, difficilmente si possono annoverare tra gli sconfitti.
      Ci continuiamo a comprare le auto gioiosamente, tanto per dirne una.
      Certo, hanno avuto qualche fabbrichetta distrutta, ma il grosso delle loro sostanze era al riparo, e per buona parte della guerra hanno approfittato del job acts di baffetto - dove gli operai lavoravano addirittura gratis (ma venivano benevolmente provvisti di vitto ed alloggio in appositi campi).
      Forse insomma non è un caso se tuttora la storiografia della II GM minimizza la parte giocata dall'industria tedesca (nonché americana, non dimentichiamo che il simpatico tatuaggio sul braccio era l'indice del database IBM dell'epoca...): non so com'è nei "libri grossi", ma di certo questi sfondi economici non mi sono mai stati illustrati sui libri di testo.
      Chinacat, se sei davvero uno studioso di storia questo dovrebbe invogliarti ad approfondire anche quella parte di storia che forse non trova molti editori.

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  34. Nel racconto manca l'endorsement di un'economista diventato in tempi non sospetti Presidente della Repubblica. Un personaggio con qualche peccato di gioventù di troppo, tipo indossare anche grembiulino rosa...

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  35. Breve storia tristissima.

    Nato in una numerosa famiglia contadina si trasferì in citta' all'età di 11 anni per diventare apprendista calzolaio.

    Entrò nell'illegale Partito Comunista nel 1932 e fu arrestato la prima volta nel 1933 a 15 anni.

    Fu arrestato ancora nel 1934 per le sua attività politica.
    Si diede alla clandestinità, ma fu catturato e imprigionato nel 1936 con una condanna a due anni di carcere duro per attività sovversive.

    Venne arrestato e imprigionato nuovamente nel 1940.
    Nel 1943 fu trasferito in un campo di concentramento.

    Dopo che i comunisti presero il potere nel 1947 fu a capo del ministero dell'agricoltura, quindi servì come vice ministro delle forze armate.

    Nel 1952 entro' nel Comitato Centrale e nel 1954 divenne membro a pieno titolo del Politburo.

    Nel marzo del 1965 divenne primo segretario del Partito Comunista.

    Divenne ben presto una figura popolare, grazie alla sua politica di rifiuto della sovranità limitata, che sfidava la supremazia dell'Unione Sovietica e condannava lo sfruttamento di tipo neo-coloniale.

    Nel 1966 decretò la messa al bando di qualsiasi forma di contraccezione o aborto e introdusse altre politiche a sostegno dell'incremento del tasso di natalità, inclusa una tassa tra il dieci e il venti per cento del reddito sia per gli uomini sia per le donne (sposati o celibi/nubili) che dopo i 25 anni fossero rimasti senza prole.

    Dal 1966 non partecipò più attivamente al Patto di Varsavia e nel 1968 si rifiutò di prender parte all'invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Blocco Orientale, dichiarando in un discorso pubblico che l'invasione di un paese membro del Patto di Varsavia da parte di un altro stato membro costituiva pericolo per la pace e per il già precario equilibrio politico in Europa.

    Durante il periodo a cavallo tra le due crisi petrolifere (1973 e 1976) il Paese crebbe molto rapidamente grazie ai proventi della vendita del petrolio.

    Nel 1974 si insignì del titolo di Presidente, consolidando così il proprio potere.

    Egli seguì una politica indipendente nelle relazioni estere. Inoltre il suo fu il primo dei paesi d'oltre cortina ad avere relazioni con la Comunità Europea.

    Fu indotto (con forti lusinghe) dalla finanza USA a contrarre enormi prestiti in dollari (per finanziare l'industrializzazione del Paese) poco prima del crollo del prezzo del petrolio (dopo la seconda crisi petrolifera).

    Accettò infatti un grosso prestito (più di $13 miliardi) dall'occidente per finanziare programmi di sviluppo economico, ma questi prestiti in ultimo devastarono la situazione finanziaria del paese.

    In un tentativo di correre ai ripari decise di sradicare il debito straniero.

    Organizzò un referendum e tramite esso cambiò la costituzione, aggiungendo una clausola che proibiva in futuro di contrarre debiti esteri.

    Negli anni ottanta ordinò l'esportazione della maggior parte della produzione agricola e industriale del paese per rimborsare i debiti.

    La penuria nazionale risultante trasformò la vita quotidiana in una lotta per la sopravvivenza: fu introdotto il razionamento del cibo, la riduzione del riscaldamento domestico a 13°; la penuria di benzina e le interruzioni di corrente divennero la regola.

    Divenne quindi il capro espiatorio del disastro provocato dal debito estero, venne anche accusato di massacri mai avvenuti e grazie ad un colpo di stato pilotato dall'occidente fu deposto, processato e nel 1989 mori' molto male.

    Qualche anno dopo il suo Paese entro' nella EU ed oggi vive (certamente non felice e nemmeno contento) delle rimesse dei lavoratori espatriati....

    https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolae_Ceau%C8%99escu

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  36. Per quanto mi riguarda ho sempre definito questo modo di sopprimere la democrazia come "fasciocomunista" (ma alla fine anche questo termine non spiega le violenza che stiamo vivendo).

    Loro hanno un modo di concepire la dialettica e la vita non propriamente fascista (infatti sono talmente progressivi da volere disintegrare il mondo con l'omologazione e le loro varie perversioni) e non penserebbero mai di avere l' "uomo solo al comando" (non quello da giro d'Italia).
    Come nel comunismo hanno la non identità del potere (che a loro serve per mostrarsi democratici).

    A me preoccupano anche altre cose ovvero il loro modo perverso di concepire la società (nella creazione della "non razza" distruggendo interi popoli).
    Un fascista non avrebbe in mente (mai) di distruggere e pervertire il proprio popolo (cosa diversa l'indottrinamento).

    Dovendo scommettere, siamo ad un livello superiore di male (tra fascismo, comunismo e liberismo).

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  37. La storia dell'omino con il grembiule e quella del baffetto, apparentemente così diverse, sono però parte di un stessa commedia, anzi, tragedia, che può essere così riassunta: in un regime di cambi fissi (golden standard prima, euro adesso) non ha importanza da che parte stai. Cioè, non conta se tu lo propugni e difendi a spada tratta, se lo subisci, o se lo combatti...finirà comunque male per (quasi) tutti.
    Perche la guerra è una continuazione di un regime di cambi fissi, con altri mezzi...

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  38. Breve (quasi) storia triste

    C’era una volta il figlio di un fabbro ferraio che conosceva quattro lingue e crebbe a pane e rivoluzione. Un giorno il figlio del fabbro decise di conoscere il mondo e così partì per la Svizzera. Ma, visto che non era un Erasmus, non si recò in terra elvetica per sfondarsi di shottini e tessere le lodi della globalizzazione, ma per farsi le ossa e diventare uomo. E fu così che conobbe la fame, la galera e il duro lavoro. Interventista intervenuto, nonostante fosse il figlio di un fabbro e non un ricco ereditiere che ciancia di libbbertà, divenne capo del governo. La vecchia guardia liberale, il capitale, quelli dello “Stato guardiano notturno”, che lo avevano accettato obtorto collo, dissero: “bisogna mettere i conti a posto, dobbiamo essere competitivi sul mercato”. E così il povero figlio del fabbro, mal consigliato, accettò: pareggiò il bilancio e fece un “accordo monetario insostenibile”. Ma poi il figlio del fabbro lesse Keynes e poté osservare i prodigi di una politica capitalista basata sulle speculazioni finanziarie. Allora il figlio del fabbro mandò al diavolo i ruffiani del capitale e della libbbertà: diede mandato a un socialista massone di fondare una certa Iri e varò un grande piano di investimenti pubblici che ridusse la disoccupazione, aumentò la domanda interna e la capacità industriale del Paese. Lo storpio a capo del gigante dai piedi d’argilla, stupefatto dal “miracolo italiano”, inviò i suoi tecnici a studiare le riforme economiche del figlio del fabbro per varare un certo “nuovo corso”. Ma il figlio del fabbro non si fermò: alla fine degli anni Trenta il suo Paese, da agricolo che era, diventò una nazione industrializzata. Addirittura diede l’assalto al latifondo nel Meridione, espropriando poderi ai fenomeni delle rendite improduttive per dar la terra ai contadini. Allora gli adoratori della libbbertà dissero: “Ma come! La proprietà privata è sacra e inviolabile”. Ma il figlio del fabbro rispose “me ne frego” e i contadini ebbero la loro terra. Mal gliene incolse. Perché il gigante dai piedi d’argilla (e dai conti fracichi) fece di tutto per partecipare a una guerra: e con il volano dell’industria degli armamenti, lo storpio riuscì a salvare capra e cavoli e a evitare la bancarotta. Per sconfiggere le armate del figlio del fabbro, lo storpio a capo del gigante dai piedi d’argilla si rivolse a padroni espropriati, picciotti di specchiata moralità come Salvatore Lucania e a tutti gli sciuscià adoratori della libbbertà. E così l’esercito dello storpio riportò la libbbertà a suon di bombe, stupri, saccheggi e fucilazioni sommarie. Allorché lor galantuomini giunsero nella città eterna, persino Pasquino parlò: “Aridatece er puzzone” fu la sentenza. Il figlio del fabbro pagò i conti più del dovuto e gli sciuscià poterono finalmente gridare: “Viva la libbbertà”. Gli sciuscià sopravvissuti, per un po’, vissero bene. Ma poi gli adoratori della libbbertà, che sempre hanno odiato l’industria pubblica e lo Stato sociale (tutte eredità del tanto vituperato figlio del fabbro), dissero: “Privatizziamo, delocalizziamo, lavoriamo un giorno di meno per guadagnare di più, facciamo l’Europa”. E gli sciuscià dissero tutti insieme festanti: “Giusto, governo ladro, voglio fa o’ ammerrricano”. Mal gliene incolse. Perché la storia insegna ma non ha allievi. Fine.

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